Di: Aharon Keshales, Navot Papushado
Con: Lior Ashkenazi (la linea comica), Rotem Keinan (il docente che sembra più danese che israeliano), Tzahi Grad (il padre che si trasforma in Ed Gein)
Anno: 2013
Genere: un calderone di generi
Una piccolezza non ho capito di tale lungometraggio israeliano: la convinzione da parte del poliziotto che il killer sia precisamente quello, no doubt, anche senza alcuna effettiva lampante prova. Voglio vederla come una presa in giro delle forze dell'ordine, della loro convinzione nel sapere tutto, che poi andrebbe a giustificare un personaggio, quello del poliziotto, fin troppo comico per la storia che si è andata a narrare. Una delle tante variabili impazzite in un lungometraggio deviato.
Ci troviamo in Israele, non è dato sapere bene dove, ed una bambina viene rapita, stuprata e tagliata a pezzi. Da quanto si capisce non è la prima volta che accade un evento del genere. Il sospettato risulta essere il docente Dror (Rotem Keinan, in foto), all'apparenza un bravissimo cittadino, e il poliziotto Micki (Lior Ashkenazi) cerca in tutti i modi di stanarlo. Avrà un sesto senso, è l'unica cosa che mi viene da pensare, visto come persevera nella convinzione. Ad un certo punto i due vengono rapiti dal padre (Tzahi Grad) della bambina trovata morta, che per l'occasione prende una casa in un luogo disperso al fine di perpetrare la propria vendetta.
In questa seconda opera, la prima fu tale Rabies del 2010, i due registi israeliani cercano di proporre un mix di generi: commedia, commedia demenziale, thriller pacato, horror (specialmente nella forma del padre della bambina) e puro splatter. Tanti dicono che in alcuni casi ricorda Quentin Tarantino, oltretutto non capisco perché si debba sempre mettere in mezzo l'artista americano quando si presentano film un pelo alternativi, ma in verità c'ho visto solamente un pizzico di Francia nelle scene comiche. E' un prodotto che riesci a fartelo andare bene, rimarchevole la non pesantezza della marcata differenza tra i personaggi, anche se in tutto questo calderone mancano parti: la trama non è piena, viene dato maggior peso al contorno che al centro del discorso, in un tema del genere non c'è un singolo personaggio femminile di una certa caratura. Il finale non sorprende.
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Con: Lior Ashkenazi (la linea comica), Rotem Keinan (il docente che sembra più danese che israeliano), Tzahi Grad (il padre che si trasforma in Ed Gein)
Anno: 2013
Genere: un calderone di generi
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| Foto tratta da: enclavedecine.com |
Ci troviamo in Israele, non è dato sapere bene dove, ed una bambina viene rapita, stuprata e tagliata a pezzi. Da quanto si capisce non è la prima volta che accade un evento del genere. Il sospettato risulta essere il docente Dror (Rotem Keinan, in foto), all'apparenza un bravissimo cittadino, e il poliziotto Micki (Lior Ashkenazi) cerca in tutti i modi di stanarlo. Avrà un sesto senso, è l'unica cosa che mi viene da pensare, visto come persevera nella convinzione. Ad un certo punto i due vengono rapiti dal padre (Tzahi Grad) della bambina trovata morta, che per l'occasione prende una casa in un luogo disperso al fine di perpetrare la propria vendetta.
In questa seconda opera, la prima fu tale Rabies del 2010, i due registi israeliani cercano di proporre un mix di generi: commedia, commedia demenziale, thriller pacato, horror (specialmente nella forma del padre della bambina) e puro splatter. Tanti dicono che in alcuni casi ricorda Quentin Tarantino, oltretutto non capisco perché si debba sempre mettere in mezzo l'artista americano quando si presentano film un pelo alternativi, ma in verità c'ho visto solamente un pizzico di Francia nelle scene comiche. E' un prodotto che riesci a fartelo andare bene, rimarchevole la non pesantezza della marcata differenza tra i personaggi, anche se in tutto questo calderone mancano parti: la trama non è piena, viene dato maggior peso al contorno che al centro del discorso, in un tema del genere non c'è un singolo personaggio femminile di una certa caratura. Il finale non sorprende.
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