Di: Martin McDonagh
Con: Frances McDormand (quella che cerca la verità), Sam Rockwell (tutto quello che c'è di sbagliato in un poliziotto), Woody Harrelson (lo sceriffo con il cancro)
Anno: 2017
Genere: drammatico
Di "In Bruges" ho sempre avuto un ottimo giudizio e della McDormand una stima indescrivibile: due fattori che mi avrebbero fatto visionare il film senza nessun tipo di tentennamento. Con il passare del tempo è trapelata la storia, si sono visti dei spezzoni di film e poi, una volta completato, sono arrivate le continue ottime recensioni sul prodotto stesso. Per dire che se già c'era la voglia di vederlo anche a scatola chiusa, con tutto quello che è successo l'hype ha toccato vette molto alte.
La madre (Frances McDormand) di una figlia uccisa, stuprata e bruciata non ci sta che dopo sette mesi dalla perdita non si è ancora scoperto nulla. Con un atteggiamento molto burbero si fa sentire, dall'affissione di tre manifesti all'ingresso della cittadina al compimento di atti non proprio civili. Si scontra con l'intera cittadina ed un fatto la mette ancora più sotto una pessima luce. Piano piano sembra che il tema della figlia perda di valore e che subentri un orgoglio ostinato, sia da parte della donna che da parte della città. Si riprende la via nel finale, grazie anche al personaggio interpretato da Sam Rockwell, che ha un sapore allo stesso tempo amaro, a livello umano, e divino, a livello cinematografico. Ma il fatto di non sapere di chi fidarsi ti accompagna anche oltre i titoli di coda.
Non possiamo più girarci intorno: Martin McDonagh è un regista che riesce a dirigere gli attori come pochi altri. Ha una scrittura ed una visione ben precisa. Pensiamo al personaggio di Sam Rockwell in questo film: ubriacone, vicesceriffo, razzista, mammone, nullafacente. Chi di noi non ha mai visto tale attore sotto questo punto di vista, specialmente per quanto riguarda l'alcool? Ha una faccia che te lo porta a pensare e tale regista è stato in grado di ricamargli questo bellissimo abito, facendolo diventare il vero valore aggiunto del film. In verità è che il regista britannico quasi cinquant'enne ha dato risalto a tutti, dall'ex marito della protagonista al nano di turno, dal pubblicitario alla collega di lavoro della protagonista. Un cast corale, un cast che si fa amare.
Mi è capitato di leggere che questa capacità del regista è anche il motivo per cui il film risulta essere così bello. Se non ci fosse stata tale coralità, insieme ad una fortissima dose di commedia molto tetra (non si può classificarlo come commedia, per quanto mi riguarda), scavando scavando avremmo trovato un prodotto molto piatto e per nulla intrigante. Può essere vero, non posso dire il contrario, ma se ci togliessimo il cappotto ed il maglione a meno venti gradi andremmo incontro a dei danni di salute. Il cappotto ed il maglione vengono messi per proteggerci, per darci quel qualcosa in più per sopravvivere. Chi vuole intendere, intenda.
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Con: Frances McDormand (quella che cerca la verità), Sam Rockwell (tutto quello che c'è di sbagliato in un poliziotto), Woody Harrelson (lo sceriffo con il cancro)
Anno: 2017
Genere: drammatico
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| Foto tratta da: diaridicinema.wordpress.com |
La madre (Frances McDormand) di una figlia uccisa, stuprata e bruciata non ci sta che dopo sette mesi dalla perdita non si è ancora scoperto nulla. Con un atteggiamento molto burbero si fa sentire, dall'affissione di tre manifesti all'ingresso della cittadina al compimento di atti non proprio civili. Si scontra con l'intera cittadina ed un fatto la mette ancora più sotto una pessima luce. Piano piano sembra che il tema della figlia perda di valore e che subentri un orgoglio ostinato, sia da parte della donna che da parte della città. Si riprende la via nel finale, grazie anche al personaggio interpretato da Sam Rockwell, che ha un sapore allo stesso tempo amaro, a livello umano, e divino, a livello cinematografico. Ma il fatto di non sapere di chi fidarsi ti accompagna anche oltre i titoli di coda.
Non possiamo più girarci intorno: Martin McDonagh è un regista che riesce a dirigere gli attori come pochi altri. Ha una scrittura ed una visione ben precisa. Pensiamo al personaggio di Sam Rockwell in questo film: ubriacone, vicesceriffo, razzista, mammone, nullafacente. Chi di noi non ha mai visto tale attore sotto questo punto di vista, specialmente per quanto riguarda l'alcool? Ha una faccia che te lo porta a pensare e tale regista è stato in grado di ricamargli questo bellissimo abito, facendolo diventare il vero valore aggiunto del film. In verità è che il regista britannico quasi cinquant'enne ha dato risalto a tutti, dall'ex marito della protagonista al nano di turno, dal pubblicitario alla collega di lavoro della protagonista. Un cast corale, un cast che si fa amare.
Mi è capitato di leggere che questa capacità del regista è anche il motivo per cui il film risulta essere così bello. Se non ci fosse stata tale coralità, insieme ad una fortissima dose di commedia molto tetra (non si può classificarlo come commedia, per quanto mi riguarda), scavando scavando avremmo trovato un prodotto molto piatto e per nulla intrigante. Può essere vero, non posso dire il contrario, ma se ci togliessimo il cappotto ed il maglione a meno venti gradi andremmo incontro a dei danni di salute. Il cappotto ed il maglione vengono messi per proteggerci, per darci quel qualcosa in più per sopravvivere. Chi vuole intendere, intenda.
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