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The wolf man

Di: George Waggner
Con: Lon Chaney Jr. (un Steve Pemberton sessant'anni prima, in quanto a somiglianza), Claude Rains (un padre diffidente che poi uccide il figlio senza pensarci un millisecondo), Evelyn Ankers (la sbadata donna del piccolo paesino)
Anno: 1941
Genere: horror

Foto tratta da: monstermoviekids.wordpress.com
Risulta sempre simpatico pensare a quanto il passaggio del tempo cambi le percezioni delle persone. Tale film, nel 1941, venne considerato un horror bello e buono, mentre al giorno d'oggi verrebbe considerato un prodotto per tutta la famiglia. Popcorn, bibita gassata, un divano comodo e tre gemelli di sei anni a vedere tale film con i propri genitori. Nel corso dei decenni è notevolmente cambiata l'impostazione data ai film di tale genere. Pensiamo a questo, di cui stiamo parlando: un po' di nebbia, scene in notturna, giochi di luce, l'idea che ci sia qualcosa di strano, l'eleganza di classe messa in dubbio da qualcosa di torbido. Se lo faccio vedere a mio nipote in dieci minuti sta salutando Morfeo.
In un periodo collocato tra due guerre mondiali, se ci pensiamo ora come ora, sembra quasi uno scherzo pensare che questi film venissero catalogati come horror. Giudicare lungometraggi del genere, con così tanti decenni di distanza, risulta sempre abbastanza difficile. Alcune cose non fanno parte del nostro immaginario, tipo la continua eleganza anche nel pericolo, mentre altre vorremo tanto tornassero, ad esempio la voglia di far capire che il cinema è un'arte da curare, proteggere e cullare. Il cast è guidato da Lon Chaney Jr., un personaggio che nel 2019 viene considerato uno dei maggiori interpreti del genere. Apparizione di Bela Lugosi nel ruolo del primo lupo mannaro, mentre Evelyn Ankers ricopre il ruolo di principale personaggio femminile.
La storia è molto semplice, bisogna capire se esiste questo lupo mannaro e ucciderlo, ed il rapporto con la morte è abbastanza simpatico. La madre della prima morta non sembra poi così tanto colpita dal lutto, sembra gli sia morto un gatto, e getta tutte le forze nel capire chi è stato con estrema arroganza. Il padre del protagonista (Claude Reins), che si crede capo dell'Universo, fa finta di non credere al figlio per poi massacrarlo di botte nella scena finale. Sono cose che strappano un sorriso, sono così irreali da vedere al giorno d'oggi. Circondati da quella bassa nebbia dei film dell'epoca, per 70' si assiste ad uno spettacolo allo stesso tempo surreale ed onirico. Quanto bello è il cinema quando ti fa sorride e allo stesso tempo ammirare tempi andati.

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