Di: Damiano e Fabio D'Innocenzo
Con: Andrea Carpenzano (quello che ci tiene a ripetere che non è un attore), Matteo Olivetti (Mr. sguardo spiritato, quando je gira), Max Tortora (un padre ciarlatano e truffaldino)
Anno: 2018
Genere: drammatico
La base di tale opera prima dei fratelli D'Innocenzo ricorda moltissimo "Non essere cattivo" (2015) di Claudio Caligari, dal contesto al doppio ruolo di protagonisti romani e sbandati. Dopo aver scritto questa cosa sono andato a controllare e la cosa simpatica è che loro, i fratelli D'Innocenzo, questo film ce l'avevano in gestazione da sei anni ma nessuno li cagava. Pur avendo la stoffa di un'ottima prima uscita sul grande schermo, del regista da qualche anno deceduto non ha la stessa profondità. Segue quel filone di inchiesta delle periferie che sta colpendo il nostro cinema, cosa assai gradita che sia ben chiaro, ma alle volte sembra troppo banale o scontato. Una banalità probabilmente derivata dall'età dei due: classe 1988 per i gemelli romani.
Mirko (Matteo Olivetti) e Manolo (Andrea Carpenzano) sono due ragazzi che si conoscono da sempre. Una sera prendono sotto una persona con la Panda del primo, non fermandosi e andando dritti a casa del padre (Max Tortora) del secondo a raccontare l'accaduto. Quest'ultimo non fa nulla di moralmente giusto, comunque la fortuna è dalla loro perché quello ucciso era un pentito che mezza Roma stava cercando. Da questo punto i due possono entrare a far parte del clan, andando così ad effettuare furti, uccisioni e gestione di fette di prostituzione. Entrambi perdono la vita, tutti e due schiacciati dal peso di aver fatto la cosa sbagliata.
Il lungometraggio lo si apprezza ancora di più se si guardano delle interviste alla coppia di registi, estremamente malinconici, logorroici e pieni di tic. Offrono l'impressione di due che non hanno mai messo in ordine la propria stanza da letto, perché intenti a pensare ad altro con fare disinteressato. E questo lo si nota anche nel lungometraggio: il padre che vive in una non casa, i due ragazzi che vedono la scuola come un contorno da mangiare solo ogni tanto, la Panda piena di adesivi come mezzo di trasporto. Questo loro modo di essere mi ha portato ad essere dalla loro parte, quella di un apparente menefreghismo sociale, in primis nel modo di presentarsi, ma che sotto sotto nasconde un'attenta analisi della società in cui vivono.
= tendente al +
Con: Andrea Carpenzano (quello che ci tiene a ripetere che non è un attore), Matteo Olivetti (Mr. sguardo spiritato, quando je gira), Max Tortora (un padre ciarlatano e truffaldino)
Anno: 2018
Genere: drammatico
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| Foto tratta da: quinlan.it |
Mirko (Matteo Olivetti) e Manolo (Andrea Carpenzano) sono due ragazzi che si conoscono da sempre. Una sera prendono sotto una persona con la Panda del primo, non fermandosi e andando dritti a casa del padre (Max Tortora) del secondo a raccontare l'accaduto. Quest'ultimo non fa nulla di moralmente giusto, comunque la fortuna è dalla loro perché quello ucciso era un pentito che mezza Roma stava cercando. Da questo punto i due possono entrare a far parte del clan, andando così ad effettuare furti, uccisioni e gestione di fette di prostituzione. Entrambi perdono la vita, tutti e due schiacciati dal peso di aver fatto la cosa sbagliata.
Il lungometraggio lo si apprezza ancora di più se si guardano delle interviste alla coppia di registi, estremamente malinconici, logorroici e pieni di tic. Offrono l'impressione di due che non hanno mai messo in ordine la propria stanza da letto, perché intenti a pensare ad altro con fare disinteressato. E questo lo si nota anche nel lungometraggio: il padre che vive in una non casa, i due ragazzi che vedono la scuola come un contorno da mangiare solo ogni tanto, la Panda piena di adesivi come mezzo di trasporto. Questo loro modo di essere mi ha portato ad essere dalla loro parte, quella di un apparente menefreghismo sociale, in primis nel modo di presentarsi, ma che sotto sotto nasconde un'attenta analisi della società in cui vivono.
= tendente al +

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