Di: Werner Herzog
Con: Bruno Ganz (Jonathan), Klaus Kinski (Conte Dracula), Isabelle Adjani (Lucy)
Anno: 1979
Genere: horror (esagerando)
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| foto tratta da : bologna.repubblica.it |
Premettendo che sono un grande fan del regista tedesco, per qualche arcano o sconosciuto motivo non avevo mai avuto l'occasione di visionare questo film. Nell'ultimo decennio, quando leggo "genere horror", cerco sempre di saltare il problema e a quanto pare risulta essere un concetto talmente radicato in me da non stuzzicare la mia sete di scavare nel passato. Un genere così in declino negli ultimi anni che fa quasi compassione, un po' come Mino Reitano negli ultimi 30 anni della sua carriera. Molti potrebbero dire: "Due gocce di sangue e nessuna motosega. Questo è un horror"? Noi ci ridiamo sopra. Sono giovani cineasti sbarbati.
C'è poco da fare, Herzog è un regista che ho sempre definito "della quotidianità ma anche no". E' in grado di farti vedere cose di tutti i giorni e dopo qualche secondo ti ritrovi dentro un mondo onirico. Esasperazione della realtà, come il fatto di metterci sempre qualche personaggio ossessivamente strampalato, quasi a dirci: "Siamo tutti pazzi, facciamocene una ragione". Un regista "della quotidianità ma anche no" poiché spesso ti fa assaporare degli scenari magici, in questo film le grotte seguite dal fiume, che anche nella vita di tutti i giorni sogni ma, alla fine dei conti, non cerchi mai perché ti costerebbero troppa fatica. E' come quando pensi di iniziare ad andare a correre perché è arrivata la primavera, ma posticipi l'inizio dell'attività alla settimana successiva. Tanto cosa cambia?
Poi, suvvia, dobbiamo parlare di Klaus Kinski (che se avesse mantenuto anche il secondo nome con la K sarebbe entrato di diritto in una determinata setta)? Se già in Aguirre, furore di Dio sembrava uno "che fa l'attore giusto per non finire in psicanalisi", da questo film in poi il regista tedesco inizia a spremerlo al massimo delle sue possibilità. Una nuova vita cinematografica per un artista che fino a dieci minuti sparava con la baionetta, per dire. Bruno Ganz è il classico coglione che sembra non capirci nulla, dove tutto gli va bene, dove nessuna domanda sembra avere una risposta plausibile fino a quando non gli viene sbattuta in faccia. C'è da dire che il coglione lo fa bene. Un ottimo coglione. Ottima anche la performance di Isabelle Adjani, che come in quasi tutti i film di Herzog risulta essere una piaga sociale quando la storia è tranquilla e la Regina del mondo quando bisogna trovare un motivo per risolvere i problema. "La peste? No no, lo so io il vero motivo". Nessuno l'ascolta e lei, giustamente (#funnything), non si sforza di urlarlo ai quattro venti.
Nel giro dei dieci minuti finali possiamo trovare: desolazione del genere umano, rinascita e comicità. E non è nemmeno il suo miglior film.
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