Di: Joel Coen (+ Ethan, sullo sfondo)
Con: Steve Buscemi (il logorroico), William H. Macy (l'organizzatore), Frances McDormand (il premio Oscar)
Anno: 1996
Genere: drammatico/thriller/poliziesco/epico
Negli ultimi anni, se con amici/che che seguono le serie televisive, quante volte vi siete sentiti/e ripetere: "Oh, hai visto Fargo? Quanto iconico è il personaggio di Bob Thornton"? Niente da dire, si può solamente che essere d'accordo, però la vita è fatta anche di altre cose. La vagina? Il mango d'estate? L'esultanza sportiva? No. Esiste solamente un'altra cosa: Fargo, il film. Segnate 1996 sul calendario.
Il cinema dei fratelli Coen ha sempre avuto la costante di renderti il tutto poco cinematografico, esageriamo dicendo così, grazie alla semplicità con cui espongono. Una semplicità fatta di particolari e piccolezze della giornata di un qualsiasi essere umano, più o meno, che ti fanno vivere il tutto dimenticandoti dello schermo e della sceneggiatura che l'hanno creato (il film, qualsiasi esso sia). L'estrema tranquillità della poliziotta e del marito, come se nulla potesse toccarli, contrapposta all'estrema paranoia di un marito che cerca di "fare bingo" è un quadro perfetto del lungometraggio: chi deve stare calmo non lo è, chi non deve stare calmo lo è. In 98' perdono la vita parecchie persone, ma vi è pesata la cosa? Di solito le morti, nei film, rimangono impresse e scuotono, anche se in maniera minima, lo spettatore. Un'altra gemma dei fratelli.
Uscito nel periodo di mezzo tra Mister Hula Hoop (1994) ed Il Grande Lebowski (1998), tre dei cinque migliori lungometraggi dei diretti interessati nati nel Minnesota.
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Con: Steve Buscemi (il logorroico), William H. Macy (l'organizzatore), Frances McDormand (il premio Oscar)
Anno: 1996
Genere: drammatico/thriller/poliziesco/epico
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| Foto tratta da: filmnerds.com |
Il cinema dei fratelli Coen ha sempre avuto la costante di renderti il tutto poco cinematografico, esageriamo dicendo così, grazie alla semplicità con cui espongono. Una semplicità fatta di particolari e piccolezze della giornata di un qualsiasi essere umano, più o meno, che ti fanno vivere il tutto dimenticandoti dello schermo e della sceneggiatura che l'hanno creato (il film, qualsiasi esso sia). L'estrema tranquillità della poliziotta e del marito, come se nulla potesse toccarli, contrapposta all'estrema paranoia di un marito che cerca di "fare bingo" è un quadro perfetto del lungometraggio: chi deve stare calmo non lo è, chi non deve stare calmo lo è. In 98' perdono la vita parecchie persone, ma vi è pesata la cosa? Di solito le morti, nei film, rimangono impresse e scuotono, anche se in maniera minima, lo spettatore. Un'altra gemma dei fratelli.
Uscito nel periodo di mezzo tra Mister Hula Hoop (1994) ed Il Grande Lebowski (1998), tre dei cinque migliori lungometraggi dei diretti interessati nati nel Minnesota.
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