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Trainspotting 2

Di: Danny Boyle
Con: Ewan McGregor (il ritrovato), Logan Gillies (l'amico del parrucchiere), Ewen Bremner (il bianco), Robert Carlyle (quello che sembra il padre di tutti)
Anno: 2017
Genere: drammatico/commedia

Foto tratta da: indipendenti.co.uk
Nell'immaginario generale, il primo capitolo di Trainspotting è quello in cui dei giovani si drogano, vivono al massimo, fanno casino e blabla. Semplificato troppo? Vabbè. Entrato nell'immaginario un po' come Paura e delirio a Las Vegas o Blow, per capirci. Per quanto mi riguarda, Trainspotting è stato un film normale e che sono riuscito a finire grazie alla sua breve durata. Non l'ho mai riguardato, non me lo ricordo nemmeno, infatti in questo secondo capitolo molte cose non le ho colte, ma mi va bene così, lo stesso. E da quanto ricordo del primo, anche in questo secondo la solfa non cambia, anche se molto più lunga del precedente: si fa vedere, scorre liscio, Boyle è un must, bene così.
Sono passati vent'anni e il filo comune è "l'uscita da quell'infanzia vissuta al massimo". Alla fine dei conti, quello che non ne era uscito spicca il volo con le ali della scrittura e quello che sembrava essere uscito, beh, torna ad essere attratto dal lato oscuro. Nel mezzo due uomini che non hanno mai abbandonato quel mondo, con uno dei due che, a distanza di vent'anni, sembra il padre degli altri tre. I dieci anni di differenza si notano tutti ed il personaggio, pur simpatico nella sua estremità, non calza bene al progetto.

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