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Virgin mountain

Di: Dagur Kari
Con: Gunnar Jonsson (Giuliana Ferrara), Ilmur Kristjansdottir (la donna media), Sigurjon Kjartansson (il padre di famiglia fattone)
Anno: 2015
Genere: Drammatico

Foto tratta da: strategie.net.pl
Da svariati anni a questa parte, i nordici sono stati in grado di creare un loro tipo di cinema pieno di tristezza macchiata da dell'ironia che accentua ancora di più tale tristezza. Come con il famoso periodo della commedia all'italiana, dalla Danimarca all'Islanda, dalla Svezia alla Finlandia, hanno messo in piedi un periodo cinematografico fatto di: desolazione, solitudine e vene tagliate. Alla fine dei conti, anche se il fine risulta positivo, ad esempio in questo film il protagonista riesce a battere le sue paure, c'è sempre una componente di estrema epicità negativa, ad esempio essere mollati da una donna mentre stai trasportando le tue scatole a casa sua. "Sgualdrina bipolare", avrebbe dovuto urlare il personaggio macchiato da tale misfatto, se solo avesse avuto un po' di "garra".
Fusi (Gunnar Jonsson) è un ultra quarantenne che fa le cose di un bambino e che vive a casa con la madre. Il personaggio ti fa tenerezza fin da subito, perché ha uno stampo ben preciso: non è un nulla facente, non manca mai dal lavoro, ma ha questa paura del rapporto con terzi, figlia di una solitudine sia mentale che fisica. Una solitudine non solo personale, poiché nel film è presente anche l'amico Mordur (Sigurjon Kjartansson), padre di famiglia e marito, che perde tempo con battaglie su tavoli giganti e fumando canne. Sembra una piccolezza messa sul piatto tanto per assecondare il personaggio principale, ma dietro c'è molto di più: tutti vivono isolati in una terra come l'Islanda, dove se anche contornati da persone sguazzano nella solitudine.

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