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Jungle fever

Di: Spike Lee
Con: Wesley Snipes (il borghese), Spike Lee (l'amico del borghese), Annabella Sciorra (la bianca per il borghese), Samuel L. Jackson (il ballerino fatto di crack)
Anno: 1991
Genere: drammatico/commedia

Foto tratta da: shadowandact.com
Spike Lee è sempre stato bravo a rappresentare il vissuto dei quartieri newyorkesi. E' la sua città, la conosce bene e la rappresenta ancora meglio. Peccato non esista più questo lato del regista, almeno non lo fa notare, se non presenziando alle partite dei New York Knicks.
In questo lungometraggio, pieno di volti popolari (attuali nel 1991 e futuri, vedi anche Halle Berry o Tim Robbins in miseri ruoli), riesce a rappresentare due mondi che tanto poi non si differenziano: quello degli italoamericani e degli afroamericani. Incentrandosi più sul secondo, riesce a spiegare che il razzismo si radica nella testa anche di chi ha la pelle del tuo stesso colore. Shakera puro dramma, ad esempio la scena dei poliziotti che arrivano in quartiere o quella della torre dei drogati, con una forte dose di commedia o tale. Le macchiette sono il punto forte del film, su tutti spicca il personaggio interpretato da Michael Badalucco, in cui il regista newyorkese ha concentrato vari tipi di perversione. Una spassosissima e al tempo stesso tristissima parte la compie anche il drogato impersonato da Samuel L. Jackson, fratello del protagonista, al quarto film con SL.
Scorre liscio, racconta una storia con garbo e non disturba. Tutto è al proprio posto, come quando arrivi a casa e trovi la cena pronta.

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