Di: Robin Pront
Con: Kevin Janssens (lo scarcerato), Jeroen Perceval (il fratello, ripulito, dello scarcerato), Veerle Baetens (l'ex dello scarcerato, ora compagna del fratello, ripulito, dello scarcerato)
Anno: 2015
Genere: drammatico
Uno di quei film che, non stando sempre sul pezzo o a guardare ogni singola nuova uscita, lo si scopre frugando nella rete. Tale film, belga e diretto da un olandese, lo si è scoperto spulciando una lista riguardante le candidature di ogni singolo paese per quanto riguarda la sezione straniera dell'ultima edizione degli Oscar. Un lungometraggio ruvido, molto ruvido.
In grado di minimizzare ai massimi livelli la trama, possiamo dire ciò: tre compagni, di cui due fratelli e la compagna di uno di essi, falliscono un colpo ed uno finisce in carcere. Non parla, si fa i suoi anni e poi esce, per nulla cambiato. Tutto quello che ne segue è una diretta conseguenza, estremizzata a livelli inimmaginabili. L'ex carcerato Kenny (Kevin Janssens) effettua una scelta sbagliata dopo l'altra, arrivando alla distruzione della vita del fratello (Jeroen Perceval) e dell'ex fidanzata (Veerle Baetens). Pur fiutando che sarebbe finita male, dopotutto l'escalation di violenza è notevole, la crudeltà del finale lascia basiti. Troppa crudeltà, troppa ingiustizia, ma questa è la bellezza del film.
Prima di iniziarlo avevo letto di paragoni con i fratelli Coen e Quentin Tarantino. Del secondo non ho visto molto, mentre dei primi è presente la forza della sceneggiatura e l'immaginario di terre desolate dove può accadere di tutto. Una ruvidità tetra che potrebbe ricordare anche dei film di Nicolas Winding Refn o delle produzioni televisive della BBC.
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Con: Kevin Janssens (lo scarcerato), Jeroen Perceval (il fratello, ripulito, dello scarcerato), Veerle Baetens (l'ex dello scarcerato, ora compagna del fratello, ripulito, dello scarcerato)
Anno: 2015
Genere: drammatico
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| Foto tratta da: cinerealistico.it |
In grado di minimizzare ai massimi livelli la trama, possiamo dire ciò: tre compagni, di cui due fratelli e la compagna di uno di essi, falliscono un colpo ed uno finisce in carcere. Non parla, si fa i suoi anni e poi esce, per nulla cambiato. Tutto quello che ne segue è una diretta conseguenza, estremizzata a livelli inimmaginabili. L'ex carcerato Kenny (Kevin Janssens) effettua una scelta sbagliata dopo l'altra, arrivando alla distruzione della vita del fratello (Jeroen Perceval) e dell'ex fidanzata (Veerle Baetens). Pur fiutando che sarebbe finita male, dopotutto l'escalation di violenza è notevole, la crudeltà del finale lascia basiti. Troppa crudeltà, troppa ingiustizia, ma questa è la bellezza del film.
Prima di iniziarlo avevo letto di paragoni con i fratelli Coen e Quentin Tarantino. Del secondo non ho visto molto, mentre dei primi è presente la forza della sceneggiatura e l'immaginario di terre desolate dove può accadere di tutto. Una ruvidità tetra che potrebbe ricordare anche dei film di Nicolas Winding Refn o delle produzioni televisive della BBC.
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