Di: David Lynch
Con: Jack Nance (Henry), Charlotte Stewart (la moglie forzata), Jack Fisk (il manipolatore mondiale)
Anno: 1977
Genere: introspettivo/lynchiano
In quanti hanno cercato di recensire tale film? Tanti ed abbastanza inutilmente. La voglia di rivedere la filmografia di David Lynch mi è tornata dopo aver visionato l'ottavo episodio della terza stagione di Twin Peaks, dove la mente dell'originario del Montana ha partorito un egregio quadro filmico di poco meno di un'ora. Anche in quel caso ho letto recensioni su recensioni, ricerche di spiegazioni su spiegazioni, come se a tutto ci sia una spiegazione. Ed è questo il limite per cui tale regista molto spesso non viene capito: cerca di andare oltre una spiegazione dell'esistenza stessa, immaginando mondi e realtà che la nostra mente non è in grado di concepire o renderle proprie.
A dire la verità ci mette del suo a non farci capire il tutto, facendoci lavorare con la mente e, se in un tavolo con altre novantanove persone, formulare tutti una visione diversa. Non ha molto senso stare a questionare sul motivo del perché quel mondo teatrale dietro il termosifone, del perché di quell'orrendo feto, del perché di tali personaggi così lontani dalla quotidianità del genere umano. Se si ha voglia di analizzarlo lo si fa, altrimenti si guarda il lungometraggio cogliendo solamente una delle sue tante sfumature: una bellezza scenica come poche. Il cinema, dopotutto, riesce a colpire anche senza farsi capire ... come la musica.
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Con: Jack Nance (Henry), Charlotte Stewart (la moglie forzata), Jack Fisk (il manipolatore mondiale)
Anno: 1977
Genere: introspettivo/lynchiano
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| Foto tratta da: cobraverderecensioni.blogspot.it |
A dire la verità ci mette del suo a non farci capire il tutto, facendoci lavorare con la mente e, se in un tavolo con altre novantanove persone, formulare tutti una visione diversa. Non ha molto senso stare a questionare sul motivo del perché quel mondo teatrale dietro il termosifone, del perché di quell'orrendo feto, del perché di tali personaggi così lontani dalla quotidianità del genere umano. Se si ha voglia di analizzarlo lo si fa, altrimenti si guarda il lungometraggio cogliendo solamente una delle sue tante sfumature: una bellezza scenica come poche. Il cinema, dopotutto, riesce a colpire anche senza farsi capire ... come la musica.
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