Di: Benedict Andrews
Con: Rooney Mara (la giovane violata), Ruby Stokes (la giovane violata da giovane), Ben Mendelsohn (quello che vedi in molti film e che qui fa il pedofilo)
Anno: 2016
Genere: drammatico
Apro il blog in contemporanea con youtube, al fine di creare un clima per stendere questa breve recensione. Metto in play l'ultimo pezzo dell'artista Ghemon, tale "Temporale", volutamente composta per analizzare una specie di rinascita. Una rinascita, esatto, come quella della protagonista (Rooney Mara) di tale lungometraggio? No, perché quest'ultima non sembra cercarla. Condanna, giustamente, un comportamento a cui lei stessa è legata, in tono positivo e non negativo. In dubbio.
Il lungometraggio si perde dietro ad un'infinità di inutilità che fanno da cornice e stop. Un tema molto difficile da analizzare, lodevole il fatto di farlo con tono rilassato e quasi amorevole (che brutte parole quando si parla di pedofilia), con cui lo sceneggiatore, non tanto il regista (new entry), non trova la giusta alchimia. Tratto da una storia vera e portata in teatro più di dieci anni fa dallo stesso sceneggiatore, sul grande schermo non si fa schifare ma nemmeno amare.
Imbarazzante la futilità con cui vengono tralasciati i particolari. La protagonista, alla ricerca del suo "amato", entra in una fabbrica, ci resta per un giorno intero tra stanze e stanzette, come se nulla fosse. Nessuno dice nulla, anzi, perdono del tempo nel seguirla.
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Con: Rooney Mara (la giovane violata), Ruby Stokes (la giovane violata da giovane), Ben Mendelsohn (quello che vedi in molti film e che qui fa il pedofilo)
Anno: 2016
Genere: drammatico
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| Foto tratta da: zetaboards.com |
Il lungometraggio si perde dietro ad un'infinità di inutilità che fanno da cornice e stop. Un tema molto difficile da analizzare, lodevole il fatto di farlo con tono rilassato e quasi amorevole (che brutte parole quando si parla di pedofilia), con cui lo sceneggiatore, non tanto il regista (new entry), non trova la giusta alchimia. Tratto da una storia vera e portata in teatro più di dieci anni fa dallo stesso sceneggiatore, sul grande schermo non si fa schifare ma nemmeno amare.
Imbarazzante la futilità con cui vengono tralasciati i particolari. La protagonista, alla ricerca del suo "amato", entra in una fabbrica, ci resta per un giorno intero tra stanze e stanzette, come se nulla fosse. Nessuno dice nulla, anzi, perdono del tempo nel seguirla.
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