Di: Mariano Laurenti
Con: Giorgio Porcaro (il Mogol del sud), Massimo Boldi (young Berlusconi), Teo Teocoli (il finto marocchino)
Anno: 1982
Genere: commedia
La commedia all'italiana degli anni 70/80 ha regalato due tipologie di film: perle inimmaginabili e scempiaggini più uniche che rare. Tale lungometraggio rientra nella seconda cerchia, dove tutto sembra andare storto e, nei casi in cui sembra andare quasi bene, ce la mettono tutta per mandarla in vacca. Nonostante ciò, in qualsiasi prodotto vai a pescare di quell'epoca, sia esso bello o brutto, trovi dei minimi comuni denominatori che non ti possono non strappare una risata: la goffaggine, la pomposità, il qualunquismo, l'alter ego dell'italiano medio post boom economico. Paradossalmente, anche se si tratta di un film becero, dalla sala (casalinga e non) ne esci con un sorriso (amaro e non).
L'estremismo del qualunquismo lo si intuisce fin dall'inizio: un tizio (Giorgio Porcaro) vuole risultare milanese pur avendo un forte accento meridionale e per entrare nelle grazie di persone abbienti si spaccia per Mogol. Quest'ultimo, lombardo al 100% come il padre, me lo immagino guardare il film e pensare: "Com'è possibile che nessuno dica nulla? Quando mai ho parlato così? Non è fattibile". Sembra un particolare trascurabile ma il lungometraggio è pieno di scelte rivedibili. Un film che non offre nulla, come tanti dell'epoca, ma che ti viene da accarezzare per la sua troppa futilità e pochezza.
Massimo Boldi è un figlio di papà con un'emittente privata, ricorda moltissimo la figura di Silvio Berlusconi, e Teo Teocoli interpreta un milanese che per lavorare si spaccia per marocchino. Comparsa del rimpianto Giorgio Faletti, parcheggiatore poco attento e con evidenti problemi alle articolazioni inferiori.
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Con: Giorgio Porcaro (il Mogol del sud), Massimo Boldi (young Berlusconi), Teo Teocoli (il finto marocchino)
Anno: 1982
Genere: commedia
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| Foto tratta da: wikipedia.org |
L'estremismo del qualunquismo lo si intuisce fin dall'inizio: un tizio (Giorgio Porcaro) vuole risultare milanese pur avendo un forte accento meridionale e per entrare nelle grazie di persone abbienti si spaccia per Mogol. Quest'ultimo, lombardo al 100% come il padre, me lo immagino guardare il film e pensare: "Com'è possibile che nessuno dica nulla? Quando mai ho parlato così? Non è fattibile". Sembra un particolare trascurabile ma il lungometraggio è pieno di scelte rivedibili. Un film che non offre nulla, come tanti dell'epoca, ma che ti viene da accarezzare per la sua troppa futilità e pochezza.
Massimo Boldi è un figlio di papà con un'emittente privata, ricorda moltissimo la figura di Silvio Berlusconi, e Teo Teocoli interpreta un milanese che per lavorare si spaccia per marocchino. Comparsa del rimpianto Giorgio Faletti, parcheggiatore poco attento e con evidenti problemi alle articolazioni inferiori.
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