Di: Ruben Ostlund
Con: Johannes Bah Kuhnke (il valanghista), Lisa Loven Kongsli (la moglie del valanghista), Kristofer Hivju (il boscaiolo filosofico)
Anno: 2014
Genere: drammatico
Partiamo ponendoci una domanda: come mai questo film viene catalogato anche come commedia? Perché ridono i protagonisti? Viene da chiederselo, poiché qualsiasi punto di risata deve essere visto sotto un aspetto drammatico, quindi a determinati redattori, critici o figure altolocate che classificano qualsiasi cosa bisognerebbe togliere il bicchiere da sotto mano.
Siamo in Francia e lo si intuisce da piccoli spunti, e già questo è un punto a favore di un regista che non è costretto, perché la storia non le lo chiede, di farci sapere con esattezza cose futili. Una famiglia è in ferie, si gode le sciate e di facciata sembra andare tutto bene. Tutto crolla definitivamente, poiché qualche spunto lo si era già carpito in precedenza (quando la moglie parla del fatto che il marito non c'è mai per cause lavorative), una volta che una valanga rischia di colpire dei clienti di un ristorante all'aperto: il marito Tomas (Johannes Bah Kuhnke) abbandona la moglie ed i figli, ma non il cellulare ed i guanti, e scappa. Giustamente la moglie Ebba (Lisa Loven Kongsli) inizia a vedere il marito come una persona non affidabile ed il regista prende spunto per indagare sull'istinto umano misto a quello animalesco. Nascono molti pensieri, molte visioni e parecchie reazioni che spesso siamo costretti, per ego, a trattenere.
Il cineasta svedese cerca di riempire un film che non chiedeva di essere riempito tramite l'utilizzo di piccole storie parallele fine a se stesse. Il tema è molto delicato, avrebbe molte varianti, e pur tenendo un livello altissimo per tutti i 120' si nota che qualcosa manca. Non tanto per la qualità del film ma per la portata del tema: troppo grosso, troppo da analizzare, e nella seconda parte sembra leggermente perdersi. Ad un certo punto sembra offrirci un finale banale, con il marito che salva la moglie, ma in pochi secondi la magia si dipana con fare lesto. Il vero finale, con l'inversione dei ruoli famigliari, è definitivo e veritiero.
Siamo di fronte ad un grande regista con una visione ben precisa delle cose. A differenza del precedente film, dove i ragazzi lo facevano da padrone, in questo la componente adolescenziale deve subire, senza poter dire molto, le problematiche e le paranoie del mondo adulto.
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Con: Johannes Bah Kuhnke (il valanghista), Lisa Loven Kongsli (la moglie del valanghista), Kristofer Hivju (il boscaiolo filosofico)
Anno: 2014
Genere: drammatico
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| Foto tratta da: rogerebert.com |
Siamo in Francia e lo si intuisce da piccoli spunti, e già questo è un punto a favore di un regista che non è costretto, perché la storia non le lo chiede, di farci sapere con esattezza cose futili. Una famiglia è in ferie, si gode le sciate e di facciata sembra andare tutto bene. Tutto crolla definitivamente, poiché qualche spunto lo si era già carpito in precedenza (quando la moglie parla del fatto che il marito non c'è mai per cause lavorative), una volta che una valanga rischia di colpire dei clienti di un ristorante all'aperto: il marito Tomas (Johannes Bah Kuhnke) abbandona la moglie ed i figli, ma non il cellulare ed i guanti, e scappa. Giustamente la moglie Ebba (Lisa Loven Kongsli) inizia a vedere il marito come una persona non affidabile ed il regista prende spunto per indagare sull'istinto umano misto a quello animalesco. Nascono molti pensieri, molte visioni e parecchie reazioni che spesso siamo costretti, per ego, a trattenere.
Il cineasta svedese cerca di riempire un film che non chiedeva di essere riempito tramite l'utilizzo di piccole storie parallele fine a se stesse. Il tema è molto delicato, avrebbe molte varianti, e pur tenendo un livello altissimo per tutti i 120' si nota che qualcosa manca. Non tanto per la qualità del film ma per la portata del tema: troppo grosso, troppo da analizzare, e nella seconda parte sembra leggermente perdersi. Ad un certo punto sembra offrirci un finale banale, con il marito che salva la moglie, ma in pochi secondi la magia si dipana con fare lesto. Il vero finale, con l'inversione dei ruoli famigliari, è definitivo e veritiero.
Siamo di fronte ad un grande regista con una visione ben precisa delle cose. A differenza del precedente film, dove i ragazzi lo facevano da padrone, in questo la componente adolescenziale deve subire, senza poter dire molto, le problematiche e le paranoie del mondo adulto.
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