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O'Horten

Di: Bent Hamer
Con: Bard Owe (il protagonista che si scontra con la nuova realtà), Espen Skjonberg (il fratello sbagliato), Henny Moan (il legame tra le vecchia e la nuova realtà)
Anno: 2007
Genere: drammatico

Foto tratta da: pandorafilm.com
C'è poco da fare: il cinema scandinavo è una spanna sopra a tutte le altre realtà cinematografiche quando si tratta di analizzare qualsiasi tipo di emozione che avviene nel corso di una vita umana. Gli scandinavi, noi esterni, li abbiamo sempre visti come persone solitarie, isolate, fin troppo bianche di carnagione e propensi a mettersi otto litri di crema solare quando vengono a fare le ferie nella penisola italiana. Questa perenne solitudine sono bravi a sfruttarla a loro favore, in qualsiasi ambito lavorativo ed elevando la qualità di ciò che fanno, e nel mondo del cinema sfiorano la perfezione nell'analizzare le piccole sfumature della vita.
Odd Horten (Bard Owe) è un ferroviere che sta per guardare in faccia una pensione che non sembra volerla come amica. Perde l'ultima corsa della sua vita ed il regista cerca di farcela vedere come se la realtà che andrà incontro, cioè quella del pensionamento che lo porterà a pensare ad altro, gli ha fatto un brutto scherzo proprio all'ultimo momento, con la sua permanenza nella camera di un bambino che chiedeva il suo aiuto per dormire in sicurezza. Il protagonista si scontra con una realtà che vive come un pesce fuor d'acqua, perennemente fuori contesto e quasi con gli occhi di un infante. Il treno che continua a sfrecciare di fronte alla sua abitazione è l'emblema di un passato che non riesce a lasciarsi alle spalle. Un po' alla volta capisce che deve rimodellare la propria vita, vivendola, e le frazioni finali esprimono alla perfezione il concetto.
Lo stile di regia scandinavo, quando si tratta di argomenti del genere, ha sempre uno stampo ben preciso. Ed è uno stampo ipnotico, quotidiano e che lascia poco spazio al non dettaglio. Lento, preciso e ammirevole.

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