Di: Pietro Germi
Con: Ugo Tognazzi (l'inconsapevole mattacchione), Stefania Sandrelli (la terza), Gigi Ballista (il prete libertino)
Anno: 1967
Genere: commedia
Credo sia arrivato il momento di leggere un libro ben fatto sulla figura di Ugo Tognazzi, sia per quanto riguarda la vita professionale che quella privata. Iniziai a guardare i lungometraggi di questo attore alle scuole superiori e ad ogni avvio di film la mia mente pensa due cose: mastodontico attore e poco raccomandabile essere umano. Dico così perché, con tutti/e quelli/e con cui ho parlato di tale attore e che hanno una determinata età, cioè che sono stati in grado di vivere la carriera artistica di questo attore con cognizione di causa, sono uscito dalle conversazioni con un senso di disorientamento dovuto al fatto che, spesso, non avevano guardato determinati film proprio per la presenza dell'attore. Era così moralmente poco raccomandabile?
Sergio Masini (Ugo Tognazzi) è un padre di famiglia. Non di una sola famiglia ma di due che ben presto diventeranno tre. Non vede il problema, afferma che tutti vogliono amore e lui lo offre, e sembra vivere in pace con se stesso fino a quando qualcosa lo fa scattare, portandolo al definito oblio. L'attore vinse il Donatello insieme a Vittorio Gassman (per Il Tigre) in un film costruito tutto intorno al suo personaggio. Il resto è puro contorno, dalle tre compagne al prete con cui si confida, con quest'ultimo che non l'ho trovato molto utile o, comunque, con un impatto nel film steso bene. Non ho mai amato i lungometraggi che gravitano troppo su di un singolo personaggio, o almeno pochi, e che tralasciano allegramente tutto il resto. E questo film di Pietro Germi è così: Tognazzi, Tognazzi, Tognazzi.
Il problema è che l'attore classe 1922 tiene la scena come pochi nella storia del cinema, direi anche globale, ed anche un film normale, noto di candidature alla Palma d'Oro (mah) e ai Golden Globe, lo rende appetibile. O forse è per il semplice fatto che l'Ugo nazionale ci abituò così tanto a maestose interpretazioni che andavano oltre la pellicola stessa.
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Con: Ugo Tognazzi (l'inconsapevole mattacchione), Stefania Sandrelli (la terza), Gigi Ballista (il prete libertino)
Anno: 1967
Genere: commedia
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| Foto tratta da: pinterest.com |
Sergio Masini (Ugo Tognazzi) è un padre di famiglia. Non di una sola famiglia ma di due che ben presto diventeranno tre. Non vede il problema, afferma che tutti vogliono amore e lui lo offre, e sembra vivere in pace con se stesso fino a quando qualcosa lo fa scattare, portandolo al definito oblio. L'attore vinse il Donatello insieme a Vittorio Gassman (per Il Tigre) in un film costruito tutto intorno al suo personaggio. Il resto è puro contorno, dalle tre compagne al prete con cui si confida, con quest'ultimo che non l'ho trovato molto utile o, comunque, con un impatto nel film steso bene. Non ho mai amato i lungometraggi che gravitano troppo su di un singolo personaggio, o almeno pochi, e che tralasciano allegramente tutto il resto. E questo film di Pietro Germi è così: Tognazzi, Tognazzi, Tognazzi.
Il problema è che l'attore classe 1922 tiene la scena come pochi nella storia del cinema, direi anche globale, ed anche un film normale, noto di candidature alla Palma d'Oro (mah) e ai Golden Globe, lo rende appetibile. O forse è per il semplice fatto che l'Ugo nazionale ci abituò così tanto a maestose interpretazioni che andavano oltre la pellicola stessa.
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