Di: Ruben Ostlund
Con: una banda di ragazzi, ladri e ladrati, nei dintorni di Goteborg
Anno: 2011
Genere: drammatico
Il cinema svedese moderno è in grado di darti una visione unica e ben precisa, anche se spesso difficile da cogliere nella sua totalità. L'emblema di tale concetto è il cinema di Roy Andersson, una gemma per la vista ed il cervello, ma anche questo spaccato sociale di Ruben Ostlund merita una speciale targhetta sulla bacheca riguardante i film da vedere.
Siamo a Goteborg ed il regista gioca sul contrasto sociale più in voga negli ultimi decenni: l'immigrazione e tutto quello che ne comporta. Abilmente, tramite l'utilizzo di un cast quasi interamente composto da ragazzini, riesce a dipingere il problema con l'innocenza degli stessi ragazzini. Offre spunti e secondi fini concettuali, ma di base cerca di esporre il problema con gli occhi neutri di uno che guarda dall'esterno. L'adulto che non chiama la polizia, il gioco tra giusto e sbagliato quando un padre cerca di recuperare il telefono del figlio, il giro in tram con multa dopo aver subito il bullismo, il giovane ladro che a sua volte viene derubato, non mi sento di vederli come forti punti di vista del regista, giusto per dire la sua, ma come uno sguardo neutrale di cui ho già parlato.
Nella sua totalità non riesce a darti una vera spiegazione al problema e gioca molto sulla coscienza dell'essere umano. Come ben sappiamo, la coscienza civile e non, è diversa per qualsiasi persona. Cerca di sdoganare, almeno io l'ho vista così, il luogo comune in cui dei pilastri sociali e culturali sono uguali per tutti. No, non sembra essere così nella Svezia di tale regista.
Gemma.
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Con: una banda di ragazzi, ladri e ladrati, nei dintorni di Goteborg
Anno: 2011
Genere: drammatico
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| Foto tratta da: shangols.canalblog.com |
Siamo a Goteborg ed il regista gioca sul contrasto sociale più in voga negli ultimi decenni: l'immigrazione e tutto quello che ne comporta. Abilmente, tramite l'utilizzo di un cast quasi interamente composto da ragazzini, riesce a dipingere il problema con l'innocenza degli stessi ragazzini. Offre spunti e secondi fini concettuali, ma di base cerca di esporre il problema con gli occhi neutri di uno che guarda dall'esterno. L'adulto che non chiama la polizia, il gioco tra giusto e sbagliato quando un padre cerca di recuperare il telefono del figlio, il giro in tram con multa dopo aver subito il bullismo, il giovane ladro che a sua volte viene derubato, non mi sento di vederli come forti punti di vista del regista, giusto per dire la sua, ma come uno sguardo neutrale di cui ho già parlato.
Nella sua totalità non riesce a darti una vera spiegazione al problema e gioca molto sulla coscienza dell'essere umano. Come ben sappiamo, la coscienza civile e non, è diversa per qualsiasi persona. Cerca di sdoganare, almeno io l'ho vista così, il luogo comune in cui dei pilastri sociali e culturali sono uguali per tutti. No, non sembra essere così nella Svezia di tale regista.
Gemma.
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