Di: Jens Lien
Con: Trond Fausa Auvarg (l'ultimo arrivato), Petronella Barker (quella che pensa solo ai mobili), Per Schaaning (l'egoista, preso in castagna)
Anno: 2006
Genere: fantadrammautopistico
E se la vita, o non vita, fosse veramente questa? Il dubbio sorge spontaneo, poiché noi umani diamo per scontato che tutto è stato creato a nostra immagine e somiglianza ma, una volta che il cuore non pomperà più, non sappiamo di noi cosa sarà. Abbiamo tanti punti di domanda sull'esistenza stessa e il regista norvegese prova a darci una sua visione delle cose. Perché no? Non potrebbe essere veramente così, dove tutto è asettico e ripetitivo?
Stiamo parlando di un film dove il vero protagonista è la sceneggiatura. Una sceneggiatura che cerca di proporre, addirittura giudicare la nostra visione delle cose. Andreas Rammfsjgdflgjnergk (Trond Fausa Auvarg) si ritrova in una corriera, viene scaricato in mezzo al "deserto islandese" e viene portato in una città dove lo aspetta una vita di gioia e tranquillità. Se solo lo volesse, chiaramente, poiché la morte non sembra avergli portato via il ricordo della vita terrena. Quest'ultima, anche se si pensa di averla vista all'inizio del lungometraggio, non è mai presente e lo si nota oltre la metà dei 95' di durata del prodotto. Qualsiasi tipo di emozione sembra essere sparita e la (seconda) morte non viene nemmeno contemplata. La curiosità del protagonista non ci sta, lotta per mantenere dei sentimenti e si impossessa di una brioche esterna al mondo come segno di lotta. Perde o il finale è peggio di una puntata di Mistero con Enrico Ruggeri?
La verità è che il film ha molte chiavi di lettura in base alla persona che lo guarda. In molti potrebbero dire che è una metafora della quotidianità di una vita in cui bisogna uniformarsi per essere accettati; altri come una parabola riguardante il fatto che il nostro genere non si abituerà mai, se in grado di ragionare autonomamente, alla morte; altri come l'utopia di una vita oltre la vita che sarebbe meglio non affrontare, dove non esistono sentimenti. Tante chiavi, tante serrature, tante vie di fuga e, probabilmente, non si tratta di nessuna di queste. Grottesco, questo poco ma sicuro, e mentalmente liberatorio, a differenza del tema che tratta. Perde di fascino da metà in poi.
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Con: Trond Fausa Auvarg (l'ultimo arrivato), Petronella Barker (quella che pensa solo ai mobili), Per Schaaning (l'egoista, preso in castagna)
Anno: 2006
Genere: fantadrammautopistico
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| Foto tratta da: pensieriframmentati.blogspot.it |
E se la vita, o non vita, fosse veramente questa? Il dubbio sorge spontaneo, poiché noi umani diamo per scontato che tutto è stato creato a nostra immagine e somiglianza ma, una volta che il cuore non pomperà più, non sappiamo di noi cosa sarà. Abbiamo tanti punti di domanda sull'esistenza stessa e il regista norvegese prova a darci una sua visione delle cose. Perché no? Non potrebbe essere veramente così, dove tutto è asettico e ripetitivo?
Stiamo parlando di un film dove il vero protagonista è la sceneggiatura. Una sceneggiatura che cerca di proporre, addirittura giudicare la nostra visione delle cose. Andreas Rammfsjgdflgjnergk (Trond Fausa Auvarg) si ritrova in una corriera, viene scaricato in mezzo al "deserto islandese" e viene portato in una città dove lo aspetta una vita di gioia e tranquillità. Se solo lo volesse, chiaramente, poiché la morte non sembra avergli portato via il ricordo della vita terrena. Quest'ultima, anche se si pensa di averla vista all'inizio del lungometraggio, non è mai presente e lo si nota oltre la metà dei 95' di durata del prodotto. Qualsiasi tipo di emozione sembra essere sparita e la (seconda) morte non viene nemmeno contemplata. La curiosità del protagonista non ci sta, lotta per mantenere dei sentimenti e si impossessa di una brioche esterna al mondo come segno di lotta. Perde o il finale è peggio di una puntata di Mistero con Enrico Ruggeri?
La verità è che il film ha molte chiavi di lettura in base alla persona che lo guarda. In molti potrebbero dire che è una metafora della quotidianità di una vita in cui bisogna uniformarsi per essere accettati; altri come una parabola riguardante il fatto che il nostro genere non si abituerà mai, se in grado di ragionare autonomamente, alla morte; altri come l'utopia di una vita oltre la vita che sarebbe meglio non affrontare, dove non esistono sentimenti. Tante chiavi, tante serrature, tante vie di fuga e, probabilmente, non si tratta di nessuna di queste. Grottesco, questo poco ma sicuro, e mentalmente liberatorio, a differenza del tema che tratta. Perde di fascino da metà in poi.
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