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I love you daddy

Di: Louis C.K.
Con: Louis C.K. (il daddy), Chloe Grace Moretz (la figlia che finisce a vivere ad Harlem), John Malkovich (l'anziano che sembra vivere in India)
Anno: 2017
Genere: black comedy

Foto tratta da: imdb.com
Parliamoci chiaro, perché arrivati a questo punto la storia inizia a pesarmi e non poco: l'ipocrisia deve morire male. Se hai amato la comicità di Louis C.K., sfacciatamente provocatoria e che scava nei temi più subdoli della nostra razza, non puoi farti paladino della giustizia e rinnegarlo totalmente una volta accusato di molestie sessuali. Non puoi ragionare in questo modo, specialmente dopo aver riso per un decennio su tutto quello per cui ora ti dichiari un paladino della giustizia. Personalmente non mi vergogno a dirlo: non mi interessa nulla delle accuse, a me questo artista farà sempre ridere se resterà quello che è sempre stato. Non dico che giustifico i suoi gesti, lungi da me fare una cosa del genere, ma sono in grado di scindere il lato privato da quello artistico. E visto che guardo film, sinceramente mi interessa solo il secondo. Se Adolf Hitler avesse fatto film alla Fritz Lang, probabilmente ora mi starei acquistando le copie fisiche dall'Amazon di turno. Se da una parte provo ribrezzo, dall'altra mi diverto a provare ribrezzo perché senza quel ribrezzo forse non starei ridendo di quanto prodotto dall'artista in questione. E' un gioco complicato.
E' pieno di recensioni non certo positive riguardanti questo film e viene da pensare che non siano state scritte con un tono distaccato. I fatti hanno influito, ne sono certo, e sicuramente qualche critico che ha esaltato le serie tv prodotte da tale artista ha trovato frivolo questo film. E viene da ridere, poiché questa prima opera cinematografica ha ben poco di diverso dalle produzioni televisive. Ha una storytelling continua, ok, ma tutte le scene che fanno da contorno sono in pure stile Louis C.K.
Glen Topher (Louis C.K.) è un rinomato scrittore di opere televisive ed ha appena piazzato un colpo da novanta su di una serie che non ha ancora scritto. Il ritorno a casa della figlia China (Chloe Grace Moretz) e la frequentazione con l'anziano e Dio della scrittura Leslie Goodwin (John Malkovich) lo mette in difficoltà: non scrive, prende decisioni sbagliate, si fa trasportare dal corso degli eventi e non riesce a prendere in mano la situazione. Il finale ha allo stesso un pizzico di tristezza e di solarità.
Un'opera che fa l'occhio a Manhattan di Woody Allen, l'hanno detto anche i topi che bazzicano per casa mia, vuoi per lo stile B&W, vuoi per la centralità newyorkese, vuoi per un'ironia che scava nel profondo. Ci sta ma allo stesso tempo lo limita. Manhattan ha segnato un'epoca, questo no. Paragonarli potrebbe portare la gente a non vedere che tale lungometraggio è un qualcosa di veramente valido. Fa ridere molto e due interpretazioni di contorno, quelle di Edie Falco (Paula) e Charlie Day (Ralph), rendono il prodotto ancora più intrigante.

"A horse hanging off a helicopter over the ocean because you told me that it was essential to the story. An experience from which that animal will never recover, by the way"

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