Di: Jim Jarmusch
Con: John Lurie (il brother from another mother di Daniel Day Lewis), Richard Edson (l'amico che sembra Robert De Niro), Estzer Balint (la straniera)
Anno: 1984
Genere: drammacomicità quotidiana
Essendo cresciuto negli anni '90 ed essendomi appassionato al cinematografo in età di scuola inferiore, come ogni ragazzino di ogni epoca temporale, specialmente la nostra fatta di fotografie istantanee che vanno oltre l'arare un campo o servire a corte, vivo di luoghi comuni ben radicati. Essendo appunto cresciuto negli anni '90 ed avendo approcciato al cinema in bianco e nero tramite Clerks, ogni volta che visiono un film del genere, cioè non il bianco e nero della comicità all'italiana ma un bianco e nero più surrealista anche se rapportato con la quotidianità, lo confronto con quello di Kevin Smith. Sbagliando. Eccome.
Willie (John Lurie) vive una vita da emarginato nella New York degli anni ottanta. Un giorno si ritrova a dover fare i conti con la cugina Eva (Estzer Balint) in arrivo dall'Ungheria e di passaggio dalla grande mela per pochi giorni. La giovane ungherese sconvolge le vite, anche se fatte di giornate monotone, del cugino e dell'amico di quest'ultimo e dopo un anno di lontananza, dal nulla, i due decidono di raggiungerla a Cleveland, dove era diretta, quasi più per scappare dalla monotonia che per riabbracciare la ragazza. Il lungometraggio è fondamentale questo: la ricerca di una spinta per fare qualcosa, per essere qualcuno, per non sentirsi inutili in un'America che, molto probabilmente, non aiutava (aiuta?) a realizzarsi, sia moralmente che socialmente. Tutta questa massa di protagonisti vive una vita senza pretese, dove anche lavare i piatti dopo mangiato o passare l'aspirapolvere sembra un qualcosa di superfluo in un mondo che non ti considera. La scena in cui sono al cinema l'ho trovata rappresentativa, quasi il regista l'avesse messa per farci capire qualcosa. Quattro attori, quattro espressioni differenti di fronte allo schermo: (da destra a sinistra) disinteressato o scocciato, indifferente, divertito o contento, imbarazzato.
Personalmente l'assenza pura di montaggio mi disturba, è proprio una questione di gusto, specialmente quando un film risulta più un insieme di video messi uno dietro all'altro. Ciò non toglie che tale film, anche se fatto di tagli secchi, è di una bellezza nitida. Il suo punto forte è quello di raccontare la quotidianità per quello che è, senza tante trovate alternative. Dopotutto tale regista ha fatto qualcosa in ormai quasi quarant'anni di carriera.
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Con: John Lurie (il brother from another mother di Daniel Day Lewis), Richard Edson (l'amico che sembra Robert De Niro), Estzer Balint (la straniera)
Anno: 1984
Genere: drammacomicità quotidiana
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| Foto tratta da: rivegauche-filmecritica.com |
Willie (John Lurie) vive una vita da emarginato nella New York degli anni ottanta. Un giorno si ritrova a dover fare i conti con la cugina Eva (Estzer Balint) in arrivo dall'Ungheria e di passaggio dalla grande mela per pochi giorni. La giovane ungherese sconvolge le vite, anche se fatte di giornate monotone, del cugino e dell'amico di quest'ultimo e dopo un anno di lontananza, dal nulla, i due decidono di raggiungerla a Cleveland, dove era diretta, quasi più per scappare dalla monotonia che per riabbracciare la ragazza. Il lungometraggio è fondamentale questo: la ricerca di una spinta per fare qualcosa, per essere qualcuno, per non sentirsi inutili in un'America che, molto probabilmente, non aiutava (aiuta?) a realizzarsi, sia moralmente che socialmente. Tutta questa massa di protagonisti vive una vita senza pretese, dove anche lavare i piatti dopo mangiato o passare l'aspirapolvere sembra un qualcosa di superfluo in un mondo che non ti considera. La scena in cui sono al cinema l'ho trovata rappresentativa, quasi il regista l'avesse messa per farci capire qualcosa. Quattro attori, quattro espressioni differenti di fronte allo schermo: (da destra a sinistra) disinteressato o scocciato, indifferente, divertito o contento, imbarazzato.
Personalmente l'assenza pura di montaggio mi disturba, è proprio una questione di gusto, specialmente quando un film risulta più un insieme di video messi uno dietro all'altro. Ciò non toglie che tale film, anche se fatto di tagli secchi, è di una bellezza nitida. Il suo punto forte è quello di raccontare la quotidianità per quello che è, senza tante trovate alternative. Dopotutto tale regista ha fatto qualcosa in ormai quasi quarant'anni di carriera.
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