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Call me by your name

Di: Luca Guadagnino
Con: Armie Hammer (lo studente universatario), Timothèe Chalamet (il figlio del docente universitario), Michael Stuhlbarg (il docente universitario)
Anno: 2017
Genere: drammatico

Foto tratta da: adrokonos.com
Non essendo egoista o facente parte dell'onda sociale per il semplice fatto di non dire la mia se considerata una visione scomoda, posso tranquillamente affermare che ho una visione limitata dell'omosessualità. Non me ne vergogno e non dico che vorrei bruciare tutti quelli che la vivono, semplicemente è un qualcosa che non mi lascia tranquillo. Ho rispetto tanto per gli omosessuali quanto per gli eterosessuali, non mi sto soffermando su questo punto, ma il vedere due uomini che si scambiano carezze non passa inosservato dalle mie parti. Da notare che ho parlato solo a livello maschile, perché non sono nemmeno ipocrita nel dire che vedere due ragazze che si baciano non mi provoca dell'eccitazione. In un'epoca in cui tutti salgono sul carro perché la massa ha deciso che si tratta di un qualcosa di normale, e non sono nessuno nel dire che non può esserlo, mi andava di dire la mia. E la cosa simpatica è che ho detto tutto questo perché tale film riesce a superare questa mia visione limitata delle cose. Riesce ad andare oltre, facendomi vedere il film per quello che è: un'opera emozionante e che segna un punto nella storia del cinema.
Oliver (Armie Hammer) è uno studente nordamericano che viene invitato da un professore universitario nella sua tenuta italiana per lavorare alla tesi del post dottorato. Tra la culla dei paesetti italiani ed un clima famigliare fatto di letture, musica ed intelletto, il giovane figlio del professore Elio (Timothèe Chalamet) scava dentro di sé e trova della selvaggia omosessualità. Si testa, gioca e passa da un quasi taboo ad un amore incondizionato verso l'ospite, quando anche quest'ultimo fa capire al giovane di avere la sua stessa visione.
Il lungometraggio è ipnotico e quando dopo quasi novanta minuti di visione ti rendi conto di aver lasciato la bustina del thè fin troppo tempo in ammollo, per quanto mi riguarda, se fossi il regista o lo sceneggiatore, sarei già contento del mio operato. Era da dieci anni che doveva essere girato e per fortuna che è stato girato con così tanto ritardo, poiché tutto sembra messo al posto giusto. Sicuramente molto è stato dato da Luca Guadagnino, specialmente nel raccontare e far vedere un'Italia esterna alle più famose Roma o Sicilia (generalizziamo) che conoscono all'estero. Ma non c'è solo questo, perché il lungometraggio è pieno e si fa vivere: letteratura, musica, sentimenti puri, relax nel vivere la vita, tranquillità nel non dare giudizi affrettati. E le interpretazioni dei due protagonisti sono sublimi, quasi magiche, essendo in grado di far vivere la relazione con estrema naturalezza.
Quel "segna un punto nella storia del cinema" non l'ho messo a caso, figlio di un'esaltazione post conclusione. No, l'ho messo perché siamo di fronte al miglior film mai prodotto su un tema del genere. E sarebbe un peccato se non venisse riconosciuto questo punto, magari anche con qualche premio, ma principalmente perché si tratta di un film in grado di andare oltre ai preconcetti di quello/a che lo visiona.

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