Passa ai contenuti principali

I, Tonya

Di: Craig Gillespie
Con: Margot Robbie (quella che apriva le gambe in WOWStreet), Sebastian Sten (il marito da clinica psichiatrica), Allison Janney (una madre amorevole)
Anno: 2017
Genere: black comedy

Foto tratta da: bustle.com
Prendendo come metro di riferimento l'Oscar, per quanto possa valere, in quel di Hollywood sono sempre stati attenti a quei film che, guardandoli, rappresentano un'America di periferia. Negli ultimi anni, direi quasi dai tempi di "Winter's bone" (2011), nella lista dei candidati c'è sempre almeno un film con questo stampo: budget contenuto, attori alla ricerca di svolte epocali attoriali ed un'ambientazione ben lontana dalle luci sfavillanti della grande mela. Penso a "Il lato positivo", a "The fighter", a "Dallas buyers club", a "Nebraska", a "Room" e a "Manchester by the sea". Quei film che rapiscono e che ti fanno usare una parola che si usa poche volte ultimamente: "Grazie".
Tonya Harding (Margot Robbie) fu una pattinatrice su ghiaccio precoce ma che non raggiunse mai vette memorabili, se non per il fatto di aver fatto per prima una cosa, e venne costretta al ritiro quando te, magari, non sai ancora cosa farci con una specialistica universitaria. Cresciuta con una madre a dir poco problematica e con un amore altrettanto problematico, la maturità non arriva mai ed una brutta scelta dietro l'altra la porta a mettersi i guanti da boxe pur di portare a casa la pagnotta.
Come già detto, il film ha lo stesso stampo di tutti quelli citati in precedenza, ricordando perlopiù "The fighter". Il tema è diverso, anche se l'ambientazione (molto esterna ad un ipotetico centro città), lo stile di regia (con una forte impronta passata, da anni ottanta e novanta) e la forte presenza di attori secondari lo ricordano. Il lungometraggio ha il dono di farti capire con esattezza il caso in questione, anche se una volta avviata la riproduzione non sapevi chi fosse Tonya Harding e tanto meno che la sua storia fosse così popolare. Due ore in cui non ti stanchi mai, sia per lo stile da documentario che per la forza degli attori. Sì, perché in tali film trovi sempre delle interpretazioni che cambiano una vita: Allison Janney è la vera mattatrice della prima parte del film, mentre l'idiozia del personaggio Shawn Eckhardt (Paul Walter Hauser, in foto) regna nella seconda. Come costante la strepitosa interpretazione di Margot Robbie, in profumo di premi a meno che Rooney Mara non si porti a casa anche la polvere.

+

Commenti

Post popolari in questo blog

Big bad wolves

Di : Aharon Keshales, Navot Papushado Con : Lior Ashkenazi ( la linea comica ), Rotem Keinan ( il docente che sembra più danese che israeliano ), Tzahi Grad ( il padre che si trasforma in Ed Gein ) Anno : 2013 Genere : un calderone di generi Foto tratta da: enclavedecine.com Una piccolezza non ho capito di tale lungometraggio israeliano: la convinzione da parte del poliziotto che il killer sia precisamente quello, no doubt, anche senza alcuna effettiva lampante prova. Voglio vederla come una presa in giro delle forze dell'ordine, della loro convinzione nel sapere tutto, che poi andrebbe a giustificare un personaggio, quello del poliziotto, fin troppo comico per la storia che si è andata a narrare. Una delle tante variabili impazzite in un lungometraggio deviato. Ci troviamo in Israele, non è dato sapere bene dove, ed una bambina viene rapita, stuprata e tagliata a pezzi. Da quanto si capisce non è la prima volta che accade un evento del genere. Il sospettato risulta esser...

Three billboards outside Ebbing, Missouri

Di : Martin McDonagh Con : Frances McDormand ( quella che cerca la verità ), Sam Rockwell ( tutto quello che c'è di sbagliato in un poliziotto ), Woody Harrelson ( lo sceriffo con il cancro ) Anno : 2017 Genere : drammatico Foto tratta da: diaridicinema.wordpress.com Di " In Bruges " ho sempre avuto un ottimo giudizio e della McDormand una stima indescrivibile: due fattori che mi avrebbero fatto visionare il film senza nessun tipo di tentennamento. Con il passare del tempo è trapelata la storia, si sono visti dei spezzoni di film e poi, una volta completato, sono arrivate le continue ottime recensioni sul prodotto stesso. Per dire che se già c'era la voglia di vederlo anche a scatola chiusa, con tutto quello che è successo l'hype ha toccato vette molto alte. La madre ( Frances McDormand ) di una figlia uccisa, stuprata e bruciata non ci sta che dopo sette mesi dalla perdita non si è ancora scoperto nulla. Con un atteggiamento molto burbero si fa sentire...

The wolf man

Di : George Waggner Con : Lon Chaney Jr. ( un Steve Pemberton sessant'anni prima, in quanto a somiglianza ), Claude Rains ( un padre diffidente che poi uccide il figlio senza pensarci un millisecondo ), Evelyn Ankers ( la sbadata donna del piccolo paesino ) Anno : 1941 Genere : horror Foto tratta da: monstermoviekids.wordpress.com Risulta sempre simpatico pensare a quanto il passaggio del tempo cambi le percezioni delle persone. Tale film, nel 1941, venne considerato un horror bello e buono, mentre al giorno d'oggi verrebbe considerato un prodotto per tutta la famiglia. Popcorn, bibita gassata, un divano comodo e tre gemelli di sei anni a vedere tale film con i propri genitori. Nel corso dei decenni è notevolmente cambiata l'impostazione data ai film di tale genere. Pensiamo a questo, di cui stiamo parlando: un po' di nebbia, scene in notturna, giochi di luce, l'idea che ci sia qualcosa di strano, l'eleganza di classe messa in dubbio da qualcosa di torb...