Di: Jordan Peele
Con: Daniel Kaluuya ("Tea leaf" di Psychoville), Bradley Whitford (il capofamiglia da alta società), Allison Williams (quella che porta la merce)
Anno: 2017
Genere: horror
Un film che disorienta, sia per il tema trattato che per il pertugio in cui si va ad infilare. Un disorientamento che galvanizza lo spettatore, poiché siamo di fronte ad un'opera prima al limite del sublime. Alcuni potrebbero storcere il naso per il finale, per come il tutto finisce, ma fa parte del delirio che il film stesso concepisce.
Con: Daniel Kaluuya ("Tea leaf" di Psychoville), Bradley Whitford (il capofamiglia da alta società), Allison Williams (quella che porta la merce)
Anno: 2017
Genere: horror
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| Foto tratta da: newsday.com |
Chris (Daniel Kaluuya) è un fotografo di colore e da cinque mesi è fidanzato con Rose (Allison Williams). Quest'ultima lo convince a passare il weekend nella casa dei suoi in mezzo ai boschi, un posto idilliaco per vivere in pace. Si trova a disagio fin da subito, dalla "servitù" di colore al modo di fare dei componenti della famiglia, dalla strana riunione di un covo di bianchi d'alta società al fatto che il suo cellulare lo trova sempre staccato dalla presa di corrente. Fa due più due, vuole andare via ma si scontra con la cruda realtà. Ne esce da eroe, insieme ad un cambio di trama quasi inaspettato.
Sì, perché per un'ora abbondante pensi si tratti di solo un doppio senso della questione razziale, quale è in parte, ma poi il cambio di personalità tra bianchi e neri ti stupisce e non poco. Ma il film non è solo questo, è la capacità di un regista alla prima opera (ave Jordan Peele) di mischiare generi che, probabilmente, nella sua infanzia lo colpirono. Quello più rimarchevole si trova all'inizio, quando per due minuti ti sembra di essere dentro un film horror degli anni ottanta, con quel clima di pace che prelude ad un qualcosa di torbido. Un ottimo biglietto da visita per un lungometraggio che si rivela essere sempre più bello con il passare del tempo, grazie ad una storia ben fatta ed un cast che tiene egregiamente il palco. Ha senso girarci intorno? No. Uno, se non il, film più bello dell'anno 2017.
O.T.T. (over the top)

Mi spiace copiare, in parte, il commento che ho postato in un altro blog che ha recensito lo stesso film ma non riesco a trovare altre parole.
RispondiEliminaHo avuto la netta sensazione che la tematica razziale sia stata una scusa senza se e senza ma.
Una sorta di pretesto narrativo (qualcuno direbbe un "macguffin") per far dipanare una trama, concretamente, abbastanza lineare (solo io ho visto riferimenti al "Villaggio dei dannati"?): se non ci fosse stato il discorso del colore della pelle sarebbe cambiato qualcosa?
Quanti sono i film che trattano di un individuo che entra a far parte di una comunità in cui accadono strane cose?
Certamente non pochi ed è proprio per questo motivo che la motivazione razziale mi sembra alquanto pretestuosa (vedasi regista) mentre, a mio parere, traspare maggiormente la tematica della mancata integrazione tra l'individuo e la massa, tra coloro che si sono conformati a determinate regole (scritte e non) e chi vuole pensare con la propria testa (anche a costo di sbagliare).
Ad ogni modo un buon film ma niente di così trascendentale.