Di: Sean Baker
Con: Brooklynn Prince (la bambina che traina il film), Bria Vinaite (la madre amorevole ma persa moralmente), Willem Dafoe (una specie di mano santa)
Anno: 2017
Genere: drammatico
Sean Baker è uno di quei registi che trovi per caso. Uno di quei registi che vivono quasi in una città fantasma, sotto la città dove vivi te, parlando dei fantasmi della città in cui vivi te. Sarei ipocrita nel dire che Tangerine del 2015 era un film bellissimo o Starlet del 2012 un lungometraggio che rispecchiava la società. No, non ne avevo mai sentito parlare, tanto del regista quanto della sua filmografia. Non sapevo nulla, ma bacio l'aria o qualsiasi cosa che mi circonda per aver scoperto il modo in cui racconta il mondo questo regista.
Siamo a Kissimmee, in Florida, e seguiamo le giornate della piccola Moonee (Brooklynn Prince) e dei suoi amici. Delle giornate incentrate sul divertimento e sul poter fare tutto perché abbandonati a se stessi, essendo residenti in un hotel ed avendo madri (i padri non esistono) che cercano di arrivare a fine giornata. La povertà "di mezzo" statunitense, quella in cui non ti viene data la pacca sulla spalla per essere arrivata a fine giornata ma il calcio nel culo se ritardi di dodici secondi il pagamento. Tra botte, immoralità, lavori sporchi e voglia di vivere.
Ovviamente di tale prodotto si parla per via della presenza di Willem Dafoe e della sua ottima interpretazione. Ok, bravo, nulla da dire, ma mi fermo qua. Non ho nulla contro l'ex Goblin ma vorrebbe dire minimizzare la grandezza del film. TFP non è Dafoe, come la luna non è l'universo. TFP non è nemmeno la bambina protagonista, anche se traina così bene il film che ti fa commuovere. TFP è la capacità di raccontare un argomento scomodo con occhi veri e senza scenate di vario tipo. TFP è la volontà di vedere tutto con gli occhi di una bambina, dal basso della sua statura e dal basso del suo senso civico. TFP è la voglia di essere liberi fino a quando un fattore esterno non si presenta lungo il tuo tragitto, ed in questo caso sono i servizi sociali. TFP vuol dire sognare anche al centro di una discarica, sotto metri di spazzatura. Ed è per questo che dovrebbe essere ricordato.
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Con: Brooklynn Prince (la bambina che traina il film), Bria Vinaite (la madre amorevole ma persa moralmente), Willem Dafoe (una specie di mano santa)
Anno: 2017
Genere: drammatico
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| Foto tratta da: news.com.au |
Siamo a Kissimmee, in Florida, e seguiamo le giornate della piccola Moonee (Brooklynn Prince) e dei suoi amici. Delle giornate incentrate sul divertimento e sul poter fare tutto perché abbandonati a se stessi, essendo residenti in un hotel ed avendo madri (i padri non esistono) che cercano di arrivare a fine giornata. La povertà "di mezzo" statunitense, quella in cui non ti viene data la pacca sulla spalla per essere arrivata a fine giornata ma il calcio nel culo se ritardi di dodici secondi il pagamento. Tra botte, immoralità, lavori sporchi e voglia di vivere.
Ovviamente di tale prodotto si parla per via della presenza di Willem Dafoe e della sua ottima interpretazione. Ok, bravo, nulla da dire, ma mi fermo qua. Non ho nulla contro l'ex Goblin ma vorrebbe dire minimizzare la grandezza del film. TFP non è Dafoe, come la luna non è l'universo. TFP non è nemmeno la bambina protagonista, anche se traina così bene il film che ti fa commuovere. TFP è la capacità di raccontare un argomento scomodo con occhi veri e senza scenate di vario tipo. TFP è la volontà di vedere tutto con gli occhi di una bambina, dal basso della sua statura e dal basso del suo senso civico. TFP è la voglia di essere liberi fino a quando un fattore esterno non si presenta lungo il tuo tragitto, ed in questo caso sono i servizi sociali. TFP vuol dire sognare anche al centro di una discarica, sotto metri di spazzatura. Ed è per questo che dovrebbe essere ricordato.
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