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The shape of water

Di: Guillermo Del Toro
Con: Sally Hawkins (la muta che cavalca creature mitologiche), Michael Shannon (il diavolo in divisa), Doug Jones (quello che vedi di più ma anche di meno)
Anno: 2017
Genere: fantascienza

Foto tratta da: observer.com
Che la parata degli Oscar sia un mondo da prendere con le pinze, e possibilmente da guardare con svariate precauzioni, è cosa rinomata e consolidata. Nonostante ciò, quando un lungometraggio si porta a casa ben tredici nomination non si può far finta di nulla. Ricordiamoci che solamente tre volte nella storia un film si è presentato alla serata della premiazione con ben quattordici nomination, e in questa cerchia d'elite rientra La La Land. L'ultimo film del regista messicano, a differenza del musical probabilmente fin troppo sopravvalutato, è un prodotto che dichiara amore al cinema, alla vita e ai sentimenti.
Elisa Esposito (Sally Hawkins) è una donna muta, ma non sorda, che lavora come donna delle pulizie all'interno di un laboratorio negativo in cui viene maltrattata una creatura anfibia non umana. La donna vive del rapporto con il vecchio vicino di casa omosessuale e con una collega di lavoro di colore, mentre per il resto del mondo risulta essere solamente una persona che non sente. Si rivede nella creatura non umana, rivede il suo modo di vivere, e dopo averlo liberato inizia con lui un viaggio fatto d'amore, di speranza e di tranquillità.
L'interpretazione dell'attrice londinese ti cattura già dopo trenta minuti ed il modo in cui ha portato sullo schermo il modo di vivere di una persona così solitaria, con dei problemi sociali misti ad un'incoscienza nel farsi percorrere dalla quotidianità, sono a dir poco stupefacenti. Più il film diventa surreale e più tale interpretazione risulta naturale e non forzata. Il tutto contornato da quella creatura non umana che tiene lo schermo come poche cose in questo mondo, tanto che ti viene da toccare lo schermo per via della sua sola presenza. Ma il film non è solo questo, non è fatto di sole interpretazioni, poiché stiamo parlando di Del Toro e Del Toro è un maestro nell'assemblare la realtà all'estrema finzione. Con lo stesso limitato budget utilizzato per Il labirinto del fauno del 2006, il regista messicano torna in un mondo che sente più suo e crea, con estremi esiti positivi, un'opera che lo renderà orgoglioso per tutta la vita.

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