Passa ai contenuti principali

TV series #3

Torna come un boomerang, dopo quei lanci effettuati con estrema potenza sperando che non torni più indietro. Per un convinto cinefilo la voglia di serie tv è quasi come pugnalare la settima arte, poiché si tratta di rubare del tempo alla propria amata per una fiamma d'alto borgo. La verità è che tale concetto poteva valere fino ad un paio d'anni fa, per il semplice fatto che con l'evoluzione delle cose la situazione non risulta più essere scomoda a livello personale (si scherza). Pur avendo una lista di lungometraggi infiniti da visionare, ogni tanto ti sale quella voglia di ispezionare qualche pilot televisivo e vedere se, per una o due ore alla settimana, ti farebbe piacere donare del tempo ad un mondo parallelo. Con l'elevata qualità che esce da questo mondo, ormai è impossibile farne a meno.

Black Lightning

Sono partito con la visione del pilot di una serie tv molto leggera. Tanto pubblicizzata, tanto sbandierata, ma molto leggera e frivola. Mai sentito, di fumetti e graphic novel ho una conoscenza tendente all'infinito minimo, quindi per me tale serie è ciò: un supereroe di colore, con un costume inguardabile, che per nove anni non esiste più ma poi si riaccende per delle stupidaggini, dopo anni in cui ha regnato il marciume e lui ha fatto la bella vita da borghese. La prima puntata cerca di spiegare tutto, ci sono vari colpi di scena: ecco, il classico prodotto che cerca di farsi accettare da subito, spiegando qualsiasi cosa, ma facendo arrivare un messaggio totalmente opposto. Le interpretazioni sono da telenovelas e ricorda la banalità di Smallville. Classica serie tv in cui pensi: "Dai, ancora due puntate e poi la mollo".

Counterpart

Pilot mandato in onda due volte, a Dicembre e poi a Gennaio. Molto coinvolgente e diretto da Morten Tyldum (The Imitation Game). Al comando troviamo un JK Simmons in forma smagliante e alle prese con una doppia interpretazione. Il succo della storia è che in Germania, in un palazzo ben preciso, per un errore scientifico si è creato un mondo parallelo, uguale identico al nostro e con le stesse persone che lo vivono. Gente che passa di qua, gente che non segue le regole, gente che non deve farsi scoprire, sono il contorno al personaggio principale interpretato dall'attore originario del Michigan, un lavoratore di media età che non chiede più nulla alla vita e la vive come una roccia vive l'acqua che l'accarezza. Il cast non protagonista tiene decentemente lo schermo ma è nettamente inferiore a quello che può offrire l'attore protagonista. Nonostante ciò, serie da seguire. Una serie che merita fiducia.

The Chi

Siamo di fronte ad un nuovo The Wire? Il paragone è azzardato, al limite dell'offesa, ma questo è quello che mi è venuto in mente guardando il pilot. I temi sono differenti, le interpretazioni pure, ma quell'onda di ricerca e racconto della realtà in chiave interna sembra ricordare il prodotto creato da David Simon (ora alla ribalta con The Deuce). Promette bene, anche se l'attore (Jason Mitchell) che dovrebbe risultare essere quello principale non sembra promettere ricordi positivi. Non tanto per l'interpretazione, ma per il ruolo stesso che deve interpretare: uno chef che ha evitato la strada ma che sembra tornarci per meriti non propri. Come la serie descritta in precedenza, un prodotto che merita assoluta fiducia.

Happy!

Qualche anno fa c'era Wilfried, una serie tv surreale in cui un cane parla, non ha pudore e fuma come un disgraziato. Tale serie tv potrebbe seguire quel filone, anche se ben più cruda, politicamente scorretta, splatter e creata dopo aver abusato di qualche pesante droga. Il personaggio interpretato da Christopher Meloni è un ex poliziotto che ora fa il cacciatore di taglie, beve senza sosta, sembra immortale e ad un certo punto inizia a vedere un piccolo cavallo volante di colore blu. Pilot senza freni, riprese che ricordano Sin City ed un interesse sempre crescente. Non una serie tv per tutti, ma se vista con il piglio giusto, senza aspettarsi chissà cosa ma facendosi trasportare dal surrealismo, può dare molte soddisfazioni. Da seguire.

Commenti

Post popolari in questo blog

Big bad wolves

Di : Aharon Keshales, Navot Papushado Con : Lior Ashkenazi ( la linea comica ), Rotem Keinan ( il docente che sembra più danese che israeliano ), Tzahi Grad ( il padre che si trasforma in Ed Gein ) Anno : 2013 Genere : un calderone di generi Foto tratta da: enclavedecine.com Una piccolezza non ho capito di tale lungometraggio israeliano: la convinzione da parte del poliziotto che il killer sia precisamente quello, no doubt, anche senza alcuna effettiva lampante prova. Voglio vederla come una presa in giro delle forze dell'ordine, della loro convinzione nel sapere tutto, che poi andrebbe a giustificare un personaggio, quello del poliziotto, fin troppo comico per la storia che si è andata a narrare. Una delle tante variabili impazzite in un lungometraggio deviato. Ci troviamo in Israele, non è dato sapere bene dove, ed una bambina viene rapita, stuprata e tagliata a pezzi. Da quanto si capisce non è la prima volta che accade un evento del genere. Il sospettato risulta esser...

Three billboards outside Ebbing, Missouri

Di : Martin McDonagh Con : Frances McDormand ( quella che cerca la verità ), Sam Rockwell ( tutto quello che c'è di sbagliato in un poliziotto ), Woody Harrelson ( lo sceriffo con il cancro ) Anno : 2017 Genere : drammatico Foto tratta da: diaridicinema.wordpress.com Di " In Bruges " ho sempre avuto un ottimo giudizio e della McDormand una stima indescrivibile: due fattori che mi avrebbero fatto visionare il film senza nessun tipo di tentennamento. Con il passare del tempo è trapelata la storia, si sono visti dei spezzoni di film e poi, una volta completato, sono arrivate le continue ottime recensioni sul prodotto stesso. Per dire che se già c'era la voglia di vederlo anche a scatola chiusa, con tutto quello che è successo l'hype ha toccato vette molto alte. La madre ( Frances McDormand ) di una figlia uccisa, stuprata e bruciata non ci sta che dopo sette mesi dalla perdita non si è ancora scoperto nulla. Con un atteggiamento molto burbero si fa sentire...

The wolf man

Di : George Waggner Con : Lon Chaney Jr. ( un Steve Pemberton sessant'anni prima, in quanto a somiglianza ), Claude Rains ( un padre diffidente che poi uccide il figlio senza pensarci un millisecondo ), Evelyn Ankers ( la sbadata donna del piccolo paesino ) Anno : 1941 Genere : horror Foto tratta da: monstermoviekids.wordpress.com Risulta sempre simpatico pensare a quanto il passaggio del tempo cambi le percezioni delle persone. Tale film, nel 1941, venne considerato un horror bello e buono, mentre al giorno d'oggi verrebbe considerato un prodotto per tutta la famiglia. Popcorn, bibita gassata, un divano comodo e tre gemelli di sei anni a vedere tale film con i propri genitori. Nel corso dei decenni è notevolmente cambiata l'impostazione data ai film di tale genere. Pensiamo a questo, di cui stiamo parlando: un po' di nebbia, scene in notturna, giochi di luce, l'idea che ci sia qualcosa di strano, l'eleganza di classe messa in dubbio da qualcosa di torb...