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A Ciambra

Di: Jonas Carpignano
Con: Pino Amato (somiglia a qualcuno ma non ricordo chi), Damiano Amato (il figlio più grande che esce dal carcere così, dall'oggi al domani), Koudous Seihon (il protagonista di Mediterranea)
Anno: 2017
Genere: drammatico

Foto tratta da: gazzettadelsud.it
Proseguendo un progetto di corto del 2014, il giovane regista italoamericano torna a Gioia Tauro per alzare l'asticella e produrre un lungometraggio sulla stessa storia. Torna da quella famiglia Amato che gli aveva rubato la macchina nella vita vera, per poi instaurare con loro una collaborazione di vita vissuta portata sullo schermo. Una storia paradossale, che solo un regista d'indagine e cosmopolita come Jonas Carpignano sembra avere la voglia, forse anche la necessità, di fare. E di questo lo ringraziamo con estrema vivacità.
Siamo nella Ciambra di Gioia Tauro, seguendo le vicende di una famiglia rom. Tra ragazzini che fumano, donne che governano, furti come non ci fosse un domani e rifiuti su rifiuti, il quattordicenne Pio (Pio Amato) cerca di entrare nel mondo degli adulti con estremo anticipo. Fa cose stupide, segue consigli sbagliati, ma si vede che è un ragazzo con delle idee belle solide ed una voglia di farle fruttare. Il finale potrebbe voler dire molte cose: la voglia di diventare grande, il pentimento di quanto fatto ma la vita continua, il rammarico di dover scegliere quel lato adulto che aveva sempre sognato.
Il giovanissimo regista classe 1984 fa un qualcosa per cui bisognerebbe baciarlo più volte: fa vivere la Ciambra di Gioia Tauro alla spettatore. Ha la forza di farti sentire in quel preciso luogo, grazie al fatto di non aver voluto giudicare qualsiasi cosa che si presentava di fronte alla cinepresa. Essendo un prodotto da grande schermo qualcosa sicuramente è stata modificata, smussata, modellata, ma la bravura nel fartelo vivere costantemente come uno spaccato di vita vera, qual'è nella quasi totalità, ti fa venire la pelle d'oca. Il magnetismo di Pio è lampante, come la semplicità con cui sbuffa fumo dalle narici. Di fronte alla cinepresa sembrava esserci una lente in grado di ricordare il film Gomorra, con un clima offuscato e quasi tetro, anche se con una forza di arrivare allo spettatore ancora superiore. Già dopo due film Jonas Carpignano può essere considerato un patrimonio e la sua visione delle cose derivata da quella "nuova libertà hippy" degli ultimi anni la sta sfruttando nel migliore dei modi. Una gemma.

O.T.T. (overt the top)

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