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Ammore e malavita

Di: Manetti Bros
Con: Giampaolo Morelli (il prototipo del "basito" di Boris), Claudia Gerini (vedova cinefila napoletana per finzione), Giovanni Esposito (Giovanni Cazzaniga)
Anno: 2017
Genere: commedia musicale

Foto tratta da: ilsussidiario.net
Dopo alcune tinte da musical presenti in Song'e Napule, i Manetti Bros tornano a raccontare Napoli con un musical vero e proprio. Forte delle quindici nomination raccolte per i David di Donatello, l'ultimo prodotto dei fratelli romani sprigiona una potenza di una certa importanza. Confermando una parte del cast presente nel film precedente, grazie al loro punto di forza derivato dal montaggio creano un prodotto quasi sempre coinvolgente. Esiste un calo poco prima dell'ora di girato, dove si cerca di spiegare un passato che non attrae così tanto, ma non finisce per intaccare la grande bellezza del lungometraggio.
Siamo a Napoli, all'interno di una famiglia capeggiata da un boss della camorra. Un boss (Carlo Buccirosso) letale sulla carta ma macchietta di quella comicità napoletana nella vita vera. E' stanco di fare il boss e grazie all'aiuto della moglie (Claudia Gerini) inscena la propria morte. Uno dei suoi sicari (Giampaolo Morelli) ritrova l'amore della gioventù (Serena Rossi) e provoca una guerra per tornare a vivere l'amore dopo decenni di solitudine. Scontato lieto fine, per nulla pesante e doveroso.
Bisogna anticipare tutto rimarcando un concetto: in questo film, una Claudia Gerini con accento napoletano domina la scena ogni volta che compare. Supportata da un Carlo Buccirosso che offre la sua costante comicità in salsa napoletana, che nei film di natale viene criticata ed in questi viene elogiata, portano sullo schermo una coppia che fa molto ridere. Ma il film è pieno di prove utili al contesto, presenti moltissime e favolose macchiette, dove stona la sola presenza di Serena Rossi, un'attrice feticcio che i fratelli romani continuano ad usare ma ben poco digeribile. Come già anticipato, il punto di forza di tali registi è il montaggio. Un montaggio in cui penso ci passino mesi e mesi, almeno spero veramente sia così per alimentare il mito, in cui intravedo sempre del poliziesco italiano anni settanta/ottanta. Non mi sorprenderebbe vedere spuntare un Giuliano Gemma qualsiasi, anche se dovrebbe resuscitare. E niente, i quasi cinquantenni romani hanno fatto il loro film più ambizioso e sono riusciti a fare strike. Sperando di vederli sempre con questa loro indipendenza cinematografica, un sentito ringraziamento da un cinefilo qualsiasi.

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