Di: Kogonada
Con: Haley Lu Richardson (la giovane dal sorriso ipnotico), John Cho (da distante a vicino), Rory Culkin (il fratello più giovane di "Kevin McCallister")
Anno: 2017
Genere: drammatico
Non tutti i lungometraggi possiedono dei picchi di stupore o di delusione. Molti film, e per la maggior parte lodevoli, raccontano una storia per quella che è: vera, lineare ed anche piatta se necessario. E' quello che è successo nel primo lungometraggio del regista nativo della Corea del sud, Kogonada, dove viene raccontata una semplice storia di vita quotidiana con due lati della stessa medaglia. Un'opera prima premiata da un'infinità di critici, molti lo considerano il film più bello del 2017, che porta Kogonada dal ruolo di video analista/storico al ruolo di promettente regista.
Siamo a Columbus, Indiana. Solitudine, molta solitudine, quando un uomo coreano cade fuori da un edificio ed entra in coma. In città arriva il figlio (John Cho), che non ha un bel rapporto con il padre ed essendo l'unico parente disponibile si trova costretto a restare in città, evitando il più possibile di andare in ospedale. In parallelo c'è la storia di Cassandra (Haley Lu Richardson), una ragazza che ha finito da poco le superiori e che non se la sente di lasciare la città ed una madre con (residui) problemi di tossicodipendenza. I due si trovano e mettono in gioco le proprie carte, riuscendo a vedere le cose sotto un'altra (forse non tanto volenterosa) prospettiva.
Il lungometraggio vive di una simmetria spaziale. Il punto centrale dell'architettura, messo in scena tramite la passione della protagonista, viene usato anche per giustificare questa ossessione della perfezione di ripresa. La pulizia è il tratto distintivo di tale prodotto, sia nel visivo ma anche nel parlato, nonostante alcune parolacce ben inserite nel contesto. Fin dal primo fotogramma il regista ti vuole portare in un mondo di solitudine, facendoti percepire la città come disabitata o abitata da persone che vivono di pochi rapporti. Il finale è scontato ma non deve stupire o rendere nervoso lo spettatore, proprio per il semplice fatto che si tratta di un film, come detto all'inizio, che racconta una storia lineare. Anzi, dovrebbe far pensare visto il clamoroso populismo, in cui tutti vogliono restare dove sono e mettere bandiere ovunque, che sta colpendo il mondo intero. Potrebbe essere nata una stella con camminata da camionista e sorriso da importanti copertine: Haley Lu Richardson. E no, nonostante tutti i pregi che possiede e che ho elencato, non mi ha rapito alla prima visione. Ma lo sappiamo bene tutti che determinati film, specialmente consapevolmente lenti, per arrivare al cuore devono essere visti in determinati momenti. Il momento giusto può lodare o stroncare un prodotto. Per questo, nel mentre, resto nel mezzo.
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Con: Haley Lu Richardson (la giovane dal sorriso ipnotico), John Cho (da distante a vicino), Rory Culkin (il fratello più giovane di "Kevin McCallister")
Anno: 2017
Genere: drammatico
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| Foto tratta da: beyondchron.org |
Siamo a Columbus, Indiana. Solitudine, molta solitudine, quando un uomo coreano cade fuori da un edificio ed entra in coma. In città arriva il figlio (John Cho), che non ha un bel rapporto con il padre ed essendo l'unico parente disponibile si trova costretto a restare in città, evitando il più possibile di andare in ospedale. In parallelo c'è la storia di Cassandra (Haley Lu Richardson), una ragazza che ha finito da poco le superiori e che non se la sente di lasciare la città ed una madre con (residui) problemi di tossicodipendenza. I due si trovano e mettono in gioco le proprie carte, riuscendo a vedere le cose sotto un'altra (forse non tanto volenterosa) prospettiva.
Il lungometraggio vive di una simmetria spaziale. Il punto centrale dell'architettura, messo in scena tramite la passione della protagonista, viene usato anche per giustificare questa ossessione della perfezione di ripresa. La pulizia è il tratto distintivo di tale prodotto, sia nel visivo ma anche nel parlato, nonostante alcune parolacce ben inserite nel contesto. Fin dal primo fotogramma il regista ti vuole portare in un mondo di solitudine, facendoti percepire la città come disabitata o abitata da persone che vivono di pochi rapporti. Il finale è scontato ma non deve stupire o rendere nervoso lo spettatore, proprio per il semplice fatto che si tratta di un film, come detto all'inizio, che racconta una storia lineare. Anzi, dovrebbe far pensare visto il clamoroso populismo, in cui tutti vogliono restare dove sono e mettere bandiere ovunque, che sta colpendo il mondo intero. Potrebbe essere nata una stella con camminata da camionista e sorriso da importanti copertine: Haley Lu Richardson. E no, nonostante tutti i pregi che possiede e che ho elencato, non mi ha rapito alla prima visione. Ma lo sappiamo bene tutti che determinati film, specialmente consapevolmente lenti, per arrivare al cuore devono essere visti in determinati momenti. Il momento giusto può lodare o stroncare un prodotto. Per questo, nel mentre, resto nel mezzo.
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