Passa ai contenuti principali

La ragazza nella nebbia

Di: Donato Carrisi
Con: Alessio Boni (quello che si passa una lima su di una ferita viva), Toni Servillo (paltò gadget), Jean Reno (più un vicino di casa che cura l'orto che un attore epocale)
Anno: 2017
Genere: thriller

Foto tratta da: cinema.popcorntv.it
Dopo una serie di romanzi di successo, Donato Carrisi sperimenta la regia cinematografica. A quasi quarantacinque anni e con un passato come scrittore di fiction ed opere teatrali, porta sul grande schermo un suo stesso prodotto scritto nel 2015: pulito, semplice, canonico e senza voli pindarici. Un merito ma anche un demerito, perché se da una parte si assiste ad un prodotto quasi didattico dall'altra manca quella spensieratezza, o sperimentazione, che un'opera prima richiede. Diciamo che non ha voluto cagare fuori dal vaso.
Avechot è una cittadina immaginaria ma il/lo regista/scrittore la colloca in qualche zona remota in provincia di Trento. Una sera scompare una ragazza dai capelli rossi, portando sul luogo l'ispettore Vogel (Toni Servillo) e tutta la troupe mediatica che lui stesso attira con consapevolezza. Paesino, tutti si conoscono ed il dito finisce contro il professore Loris Martini (Alessio Boni), forestiero e di certo non intento a farsi amicizie. Flash, videocamere, inquinamento di prove e quant'altro portano ad un finale che potrebbe stupire alcuni e far imbestialire altri.
Non è un caso la scelta di tale copertina per la recensione: quando mai in un paesino di pochissime anime si mette fuori un cartello scritto in inglese? E' come se a Milano non ci fosse smog: impossibile. Tralasciando questa piccolezza, oltre ad altre simili ed all'abominevole interpretazione di Michela Cescon (l'agente Maier), il lungometraggio si regge in piedi perché sembra di leggere un libro vero e proprio. Molto interessanti alcuni punti di vista, che ho visto più da scrittore in erba quale sono che da cinefilo incallito: il gioco di luci delle abitazioni con la nebbia, la lente offuscata quando parlano Vogel e Flores (Jean Reno), la visione della montagna circostante, ecc. Una serie di ottimi spunti che solo uno scrittore può cogliere e non mi stancherò mai di dire che se ogni regista fosse anche uno scrittore al mondo esisterebbero pochissimi film orrendi. Ciò non sta a significare che siamo di fronte ad un prodotto esemplare, ma di un semplice film che compie molto bene il suo lavoro raccontando con cura una storia che può piacere come no. Resta ben fisso sul proprio genere, non prendendo alcuna strada secondaria e questo non offre molti punti in suo favore. Un film che apprezzi di più da lettore che da spettatore. Quindi perché non leggere il libro al posto di guardare il film?

=

Commenti

Post popolari in questo blog

Big bad wolves

Di : Aharon Keshales, Navot Papushado Con : Lior Ashkenazi ( la linea comica ), Rotem Keinan ( il docente che sembra più danese che israeliano ), Tzahi Grad ( il padre che si trasforma in Ed Gein ) Anno : 2013 Genere : un calderone di generi Foto tratta da: enclavedecine.com Una piccolezza non ho capito di tale lungometraggio israeliano: la convinzione da parte del poliziotto che il killer sia precisamente quello, no doubt, anche senza alcuna effettiva lampante prova. Voglio vederla come una presa in giro delle forze dell'ordine, della loro convinzione nel sapere tutto, che poi andrebbe a giustificare un personaggio, quello del poliziotto, fin troppo comico per la storia che si è andata a narrare. Una delle tante variabili impazzite in un lungometraggio deviato. Ci troviamo in Israele, non è dato sapere bene dove, ed una bambina viene rapita, stuprata e tagliata a pezzi. Da quanto si capisce non è la prima volta che accade un evento del genere. Il sospettato risulta esser...

Three billboards outside Ebbing, Missouri

Di : Martin McDonagh Con : Frances McDormand ( quella che cerca la verità ), Sam Rockwell ( tutto quello che c'è di sbagliato in un poliziotto ), Woody Harrelson ( lo sceriffo con il cancro ) Anno : 2017 Genere : drammatico Foto tratta da: diaridicinema.wordpress.com Di " In Bruges " ho sempre avuto un ottimo giudizio e della McDormand una stima indescrivibile: due fattori che mi avrebbero fatto visionare il film senza nessun tipo di tentennamento. Con il passare del tempo è trapelata la storia, si sono visti dei spezzoni di film e poi, una volta completato, sono arrivate le continue ottime recensioni sul prodotto stesso. Per dire che se già c'era la voglia di vederlo anche a scatola chiusa, con tutto quello che è successo l'hype ha toccato vette molto alte. La madre ( Frances McDormand ) di una figlia uccisa, stuprata e bruciata non ci sta che dopo sette mesi dalla perdita non si è ancora scoperto nulla. Con un atteggiamento molto burbero si fa sentire...

The wolf man

Di : George Waggner Con : Lon Chaney Jr. ( un Steve Pemberton sessant'anni prima, in quanto a somiglianza ), Claude Rains ( un padre diffidente che poi uccide il figlio senza pensarci un millisecondo ), Evelyn Ankers ( la sbadata donna del piccolo paesino ) Anno : 1941 Genere : horror Foto tratta da: monstermoviekids.wordpress.com Risulta sempre simpatico pensare a quanto il passaggio del tempo cambi le percezioni delle persone. Tale film, nel 1941, venne considerato un horror bello e buono, mentre al giorno d'oggi verrebbe considerato un prodotto per tutta la famiglia. Popcorn, bibita gassata, un divano comodo e tre gemelli di sei anni a vedere tale film con i propri genitori. Nel corso dei decenni è notevolmente cambiata l'impostazione data ai film di tale genere. Pensiamo a questo, di cui stiamo parlando: un po' di nebbia, scene in notturna, giochi di luce, l'idea che ci sia qualcosa di strano, l'eleganza di classe messa in dubbio da qualcosa di torb...