Di: John Carroll Lynch
Con: Harry Dean Stanton (l'uomo con il degno saluto), David Lynch (il padrone di Roosevelt), Beth Grant (la provocante anziana)
Anno: 2017
Genere: surreale
Esistono lungometraggi che visioni solamente perché figli di una notizia di cronaca. Sì, per me Lucky è stato questo: la morte di Harry Dean Stanton mi ha fatto aprire gli occhi sull'esistenza di tale prodotto, totalmente sconosciuto ai miei occhi ed al mio cervello. Me ne pento, poiché si tratta dell'opera prima di John Carroll Lynch, un caratterista noto, apprezzato e quasi iconico. E credo sia stato così per tantissimi di noi, poiché ora si piange un morto/eroe di novantuno primavere che fino all'altro giorno seguivano in pochi. Però in un mondo informativo che si continua a mordere la coda alla ricerca dell'ennesima strana notizia, è bello sapere che determinati avvenimenti catturano l'attenzione di tutti. Non è una cosa così scontata ai giorni nostri.
Lucky (Harry Dean Stanton), cuoco durante la seconda guerra mondiale, abita al confine tra USA e Messico e vive una vita fatta di routine: yoga, caffè, camminata, "cunts", tavola calda, chiacchierata, ecc. A novantuno anni passa le giornate a riflettere sulla vita stessa, una compagna che sembra stare sempre dalla sua parte nonostante le svariate sigarette fumate.
Tale lungometraggio penso sia uno di quei casi in cui ogni essere umano trova un significato differente in base alla propria vita ed alla propria visione delle cose. La base è comunque uguale per tutti: la fragilità della vita per alcuni e la non fragilità della vita per altri. E' un film che gira a braccetto con la casualità, quasi ti facesse capire che non è tanto il fumare o il non fumare a contare, per dirne una, ma l'avere fortuna di compiere un cammino di vita lineare o meno. Casualità e ricordo del passato, l'unica cosa che conta quando si sta per fare il passo conclusivo. Arrivare ad un'età in cui, nonostante una saluta ottimale, devi fare i conti con un muro mentale fatto di ricordi ed incapacità di vedere un futuro. Detto ciò, tralasciando il surrealismo dell'opera e la potenza di alcuni personaggi, a livello visivo trova il tempo che trova.
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Con: Harry Dean Stanton (l'uomo con il degno saluto), David Lynch (il padrone di Roosevelt), Beth Grant (la provocante anziana)
Anno: 2017
Genere: surreale
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| Foto tratta da: heraldsun.com.au |
Lucky (Harry Dean Stanton), cuoco durante la seconda guerra mondiale, abita al confine tra USA e Messico e vive una vita fatta di routine: yoga, caffè, camminata, "cunts", tavola calda, chiacchierata, ecc. A novantuno anni passa le giornate a riflettere sulla vita stessa, una compagna che sembra stare sempre dalla sua parte nonostante le svariate sigarette fumate.
Tale lungometraggio penso sia uno di quei casi in cui ogni essere umano trova un significato differente in base alla propria vita ed alla propria visione delle cose. La base è comunque uguale per tutti: la fragilità della vita per alcuni e la non fragilità della vita per altri. E' un film che gira a braccetto con la casualità, quasi ti facesse capire che non è tanto il fumare o il non fumare a contare, per dirne una, ma l'avere fortuna di compiere un cammino di vita lineare o meno. Casualità e ricordo del passato, l'unica cosa che conta quando si sta per fare il passo conclusivo. Arrivare ad un'età in cui, nonostante una saluta ottimale, devi fare i conti con un muro mentale fatto di ricordi ed incapacità di vedere un futuro. Detto ciò, tralasciando il surrealismo dell'opera e la potenza di alcuni personaggi, a livello visivo trova il tempo che trova.
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