Di: Fritz Lang
Con: Joan Bennett (quanto bella era?), Michael Redgrave (quello con il trauma giovanile), Barbara O'Neil (la piromane)
Anno: 1948
Genere: thriller/noir
Se per molto tempo non guardi un qualcosa, quando lo riprendi in mano ti trovi leggermente in difficoltà. Le cose cambiano, le visioni pure, e quasi pensi di essere un perfetto rincoglionito. Era da tanto che non scavavo così nel passato, quindi una messa in scena così diversa c'ho messo tempo a digerirla. Movimenti di macchina, giochi d'ombra, sfumature da una scena all'altra, riflessi studiati e tutto quello che si porta dietro un cinema d'altri tempi.
Cecilia (Joan Bennett) è un'ereditiera che non pensa per nulla al matrimonio. In un viaggio di piacere fa la conoscenza di Marco (Michael Redgrave), un architetto dal parlato sicuro e da una visione pindarica della vita. Se ne innamora, lo sposa, vive nell'idiozia nel non fare due più due e quando riesce a capire che fa quattro diventa la paladina che salva la vita piena di peccato del marito. Ovviamente il senso civile manca, il marito purifica la propria esistenza anche se con tre o quattro omicidi sulle spalle e, per chiudere degnamente la telenovela, tornano in vacanza.
All'epoca tale film venne massacrato tanto dalla critica quanto dal pubblico. Un fine troppo estremo, ma di sicuro non siamo di fronte ad un'opera da venerare. La mano del regista tedesco rivela sempre attimi di estrema raffinatezza, penso alla ripresa fissa dalla camera quando la protagonista scappa tra la nebbia, ma nel complesso è un prodotto che tende ad annoiare. Più un lungometraggio da mostra fotografica, dove svariate istantanee potrebbero ricoprire un bel paio di pareti. Se il tema portante fosse stato svelato in anticipo, oltretutto un tema molto profondo, forse la percezione sarebbe stata differente. Stiamo parlando dell'opera di uno dei maggiori registi che stava puntando a soffiare sulle sessanta candeline, quindi possiamo ben capire che dei lodevoli spunti ci sono e che di certo la pellicola non ti morde se dedichi novanta minuti a lei.
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Con: Joan Bennett (quanto bella era?), Michael Redgrave (quello con il trauma giovanile), Barbara O'Neil (la piromane)
Anno: 1948
Genere: thriller/noir
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| Foto tratta da: mondo-digital.com |
Cecilia (Joan Bennett) è un'ereditiera che non pensa per nulla al matrimonio. In un viaggio di piacere fa la conoscenza di Marco (Michael Redgrave), un architetto dal parlato sicuro e da una visione pindarica della vita. Se ne innamora, lo sposa, vive nell'idiozia nel non fare due più due e quando riesce a capire che fa quattro diventa la paladina che salva la vita piena di peccato del marito. Ovviamente il senso civile manca, il marito purifica la propria esistenza anche se con tre o quattro omicidi sulle spalle e, per chiudere degnamente la telenovela, tornano in vacanza.
All'epoca tale film venne massacrato tanto dalla critica quanto dal pubblico. Un fine troppo estremo, ma di sicuro non siamo di fronte ad un'opera da venerare. La mano del regista tedesco rivela sempre attimi di estrema raffinatezza, penso alla ripresa fissa dalla camera quando la protagonista scappa tra la nebbia, ma nel complesso è un prodotto che tende ad annoiare. Più un lungometraggio da mostra fotografica, dove svariate istantanee potrebbero ricoprire un bel paio di pareti. Se il tema portante fosse stato svelato in anticipo, oltretutto un tema molto profondo, forse la percezione sarebbe stata differente. Stiamo parlando dell'opera di uno dei maggiori registi che stava puntando a soffiare sulle sessanta candeline, quindi possiamo ben capire che dei lodevoli spunti ci sono e che di certo la pellicola non ti morde se dedichi novanta minuti a lei.
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