Di: Justin Chon
Con: Justin Chon (il tifoso dei Clippers), David So (R.Kelly coreano), Sang Chon (il droghiere protetto da quaranta centimetri di vetro antiproiettile)
Anno: 2017
Genere: drammatico
Gook è un termine che gli americani hanno prelevato dal termine coreano hanguk (Corea del sud in coreano) per usarlo in modo dispregiativo nei confronti dei coreani che sono approdati negli Stati Uniti. Justin Chon mette in scena la sua seconda opera da regista andando a toccare un tema che lo tocca molto da vicino, essendo lui stesso un emigrato di seconda (?) generazione che nella malata mente americana (ma penso sia così in tutto il mondo) di periferia viene visto come un ratto. Con il collante della città di Los Angeles e del quartiere di Compton, il giovane attore e regista cerca di trattare un tema sempre all'ordine del giorno ma con la consapevolezza di toccare della merda che non cambierà mai.
Ci troviamo a Los Angeles, probabilmente nel quartiere di Compton. Eli (Justin Chon) e Daniel (David So) sono due fratelli che portano avanti un trasandato negozio di scarpe giorno per giorno e con dei metodi non proprio legali. Nelle loro vite è presente pure Kamilla (Simone Baker), una bambina di colore che non ama molto la scuola e trova più riparo nel negozio, lavorandoci illegalmente, che in famiglia o nelle strade che potrebbero risucchiarla. Il tutto finisce in maniera catastrofica, lasciano ben pochi ideali positivi.
Il fatto che sia stato portato in scena in bianco e nero mi ha segnato molto. Credo sia stato fatto con cognizione di causa, rimarcando la critica verso la società americana che in tutti questi decenni di evoluzionismo sfrenato non è ancora stata in grado di trovare una soluzione alla questione razziale. Che poi non si tratta solo di Stati Uniti, è una visione globale, ma certo che nella terra dei Bush, Trump e Regan tocca picchi vergognosi. Un lungometraggio che lascia spazio anche a fasi oniriche come nel cinema di un tempo passato, pensiamo al ballo iniziale o al ballo dentro il negozio, e non sdegna tocchi di comicità, come il fatto di rimarcare i tic delle gang locali. Un prodotto che tocca un tema importante trattandolo allo stesso tempo con cura ma anche cercando di prenderlo a pizze in faccia. Ad essere onesti, un po' tutti siamo Mr. Kim (Sang Chon).
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Con: Justin Chon (il tifoso dei Clippers), David So (R.Kelly coreano), Sang Chon (il droghiere protetto da quaranta centimetri di vetro antiproiettile)
Anno: 2017
Genere: drammatico
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| Foto tratta da: rogerebert.com |
Ci troviamo a Los Angeles, probabilmente nel quartiere di Compton. Eli (Justin Chon) e Daniel (David So) sono due fratelli che portano avanti un trasandato negozio di scarpe giorno per giorno e con dei metodi non proprio legali. Nelle loro vite è presente pure Kamilla (Simone Baker), una bambina di colore che non ama molto la scuola e trova più riparo nel negozio, lavorandoci illegalmente, che in famiglia o nelle strade che potrebbero risucchiarla. Il tutto finisce in maniera catastrofica, lasciano ben pochi ideali positivi.
Il fatto che sia stato portato in scena in bianco e nero mi ha segnato molto. Credo sia stato fatto con cognizione di causa, rimarcando la critica verso la società americana che in tutti questi decenni di evoluzionismo sfrenato non è ancora stata in grado di trovare una soluzione alla questione razziale. Che poi non si tratta solo di Stati Uniti, è una visione globale, ma certo che nella terra dei Bush, Trump e Regan tocca picchi vergognosi. Un lungometraggio che lascia spazio anche a fasi oniriche come nel cinema di un tempo passato, pensiamo al ballo iniziale o al ballo dentro il negozio, e non sdegna tocchi di comicità, come il fatto di rimarcare i tic delle gang locali. Un prodotto che tocca un tema importante trattandolo allo stesso tempo con cura ma anche cercando di prenderlo a pizze in faccia. Ad essere onesti, un po' tutti siamo Mr. Kim (Sang Chon).
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