Di: Andrey Zvyagintsev
Con: Maryana Spivak (una madre che ride quanto un Battiato in sala d'attesa), Aleksey Rozin (un padre che ride ancora meno della madre che ride quanto un Battiato in sala d'attesa), Matvey Novikov (un bambino che non si calcola nessuno, anche lo spettatore che a film concluso non si ricorda nemmeno il volto)
Anno: 2017
Genere: drammatico
Nonostante i nomi e cognomi del regista e degli attori siano stati concepiti prendendo lettere a caso da un dizionario, il film è bello. Facciamocela una risata prima di parlare di un film non triste, non drammatico, non catastrofico, no, direi mortale. Non si può trattare un tema del genere come se fosse un bidone della spazzatura, almeno così pensavo. Invece non è così, poiché il regista russo riesce a farlo ed anche con una spiegazione umana attendibile. Ti fai schifo te stesso spettatore, perché alla fine dei conti trovi una spiegazione a tutto quello che hai visionato.
Mosca, freddo, tanto freddo. Due ex coniugi si sono separati ma non sulla carta, poiché l'ex marito lavora in un'azienda in cui vengono licenziati coloro che incappano in un divorzio. Sia la moglie che il marito si sono fatti una nuova vita, lei con un'arietta un po' da libertina e lui ingravidando una bionda di bell'aspetto. Nessuno sembra ricordarsi del figlio che gli ex coniugi hanno, tanto che quest'ultimo scompare ed i genitori è già tanto se si ricordano com'era vestito.
"Non è possibile": è quello che pensi nella prima parte del lungometraggio. Non pensi possa accadere una cosa ed accade; non pensi possa accaderne un'altra ed accade. L'apice lo si trova quando la madre torna a casa dopo una serata di sesso con il nuovo compagno e prima di coricarsi nemmeno passa per la camera del figlio. Regna un egoismo che è difficile da capire, poiché sembra impossibile che dei genitori provino così tanto disinteresse verso un figlio. In verità questo accade anche nella vita vera e bravo il cinquantatreenne regista russo a sbattercelo in faccia, mentre noi pensiamo al nuovo paio di scarpe da comprarci o dall'ultimo regalo da fare al compagno o alla compagna. Il lungometraggio trasuda freddo e realismo, non a caso il regista opta per delle continue riprese all'interno di automobili anche quando i protagonisti scendono e camminano lungo un marciapiede o una strada. La voglia di farti sentire dentro la storia, farti capire che anche te sei complice di tutta questa merda, è palese. Il finale è brutale, dove la quotidianità torna in tutta la sua essenza.
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Con: Maryana Spivak (una madre che ride quanto un Battiato in sala d'attesa), Aleksey Rozin (un padre che ride ancora meno della madre che ride quanto un Battiato in sala d'attesa), Matvey Novikov (un bambino che non si calcola nessuno, anche lo spettatore che a film concluso non si ricorda nemmeno il volto)
Anno: 2017
Genere: drammatico
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| Foto tratta da: itpworld.wordpress.com |
Mosca, freddo, tanto freddo. Due ex coniugi si sono separati ma non sulla carta, poiché l'ex marito lavora in un'azienda in cui vengono licenziati coloro che incappano in un divorzio. Sia la moglie che il marito si sono fatti una nuova vita, lei con un'arietta un po' da libertina e lui ingravidando una bionda di bell'aspetto. Nessuno sembra ricordarsi del figlio che gli ex coniugi hanno, tanto che quest'ultimo scompare ed i genitori è già tanto se si ricordano com'era vestito.
"Non è possibile": è quello che pensi nella prima parte del lungometraggio. Non pensi possa accadere una cosa ed accade; non pensi possa accaderne un'altra ed accade. L'apice lo si trova quando la madre torna a casa dopo una serata di sesso con il nuovo compagno e prima di coricarsi nemmeno passa per la camera del figlio. Regna un egoismo che è difficile da capire, poiché sembra impossibile che dei genitori provino così tanto disinteresse verso un figlio. In verità questo accade anche nella vita vera e bravo il cinquantatreenne regista russo a sbattercelo in faccia, mentre noi pensiamo al nuovo paio di scarpe da comprarci o dall'ultimo regalo da fare al compagno o alla compagna. Il lungometraggio trasuda freddo e realismo, non a caso il regista opta per delle continue riprese all'interno di automobili anche quando i protagonisti scendono e camminano lungo un marciapiede o una strada. La voglia di farti sentire dentro la storia, farti capire che anche te sei complice di tutta questa merda, è palese. Il finale è brutale, dove la quotidianità torna in tutta la sua essenza.
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