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The death of Stalin

Di: Armando Iannucci
Con: Steve Buscemi (pigiama party), Rupert Friend (il sicario di Homeland), Paul Chahidi (il reverendo di This Country)
Anno: 2017
Genere: satira politica

Foto tratta da: calvertjournal.com
Amo la satira britannica come poche cose al mondo, la sento mia al 101%, quindi questo lungometraggio non poteva passare inosservato dalle mie parti. All'interno di esso almeno un paio di attori che adoro, con l'eterno (trasformato) Steve Buscemi a fare la voce grossa. Satira britannica sfacciata, senza peli sulla lingua ed offensiva? In parte, perché tale film è proprio questo: un prodotto a metà che lascia l'amaro in bocca. Culto istantaneo della satira? No, non ci siamo.
Russia, 1953, muore Stalin (Adrian Mcloughlin). La venerazione è tanta per l'ormai ex sovrano, come la voglia di prendere il suo posto. Inizia una guerra tra i fedeli di Stalin, si ripresentano i due figli viziati e la situazione degenera anche se in maniera controllata. Il tutto contornato da una satira costante, con dei protagonisti in grado di parlare, scherzare, sputare su ogni tipo di argomento e senza alcun rancore.
Ahimè, e lo dico con una fitta al cuore perché la fattura è di un ottimo livello, il problema del film è che non osa troppo. Usa la magnifica satira britannica ma male e cercando di essere anche un libro di storia. Serviva veramente calcare molto su questo ultimo concetto? Perché non farla totalmente sporca e sputtanare la storia nella sua totalità? Andare a spiegare quello, quell'altro ed il parente di quell'altro non è stato utile al fine del prodotto: ridere di un evento storico raccapricciante. Chi può apprezzare nella sua totalità un film del genere? Chi vede il lato comico in qualsiasi cosa, dalla morte ai campi di concentramento. Quindi, Armando, potevi lasciarti andare totalmente! Un grottesco a metà, a differenza di un cast di attori che strappa parecchie risate almeno nella prima ora. Un'occhiata ci sta, la cura nei dettagli storici e di trucco sono impressionanti, ma da sapere che ha l'aria di un prodotto incompleto. Come quando vai ad un matrimonio vestito elegante ma con le scarpe sportive. Se vuoi farla sporca, mettiti anche una tuta da ginnastica! Non essere la via di mezzo che lascia perplessi i presenti.

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