Di: Adriàn Caetano
Con: Leonardo Sbaraglia (maggiore di una mafia forse non tanto ben organizzata), Daniel Hendler (il venditore di cose non sue), Aliàn Devetac (il giovane che non reagisce ad una vita che non offre nulla)
Anno: 2017
Genere: drammatico
Lungometraggio che reputo di difficile catalogazione. Viene definito un dramma, dopotutto la storia lo impone, ma è pervaso da spruzzate di sadica comicità, un non tanto velato lato grottesco ed un accenno di splatter ricercato. In alcuni casi provoca magone, certe piccolezze della storia sono molto forti e crude anche solo nell'immaginario, ma quasi sempre si fa finta di nulla grazie alla maschera di buonismo dietro la quale si cela il personaggio di Duarte (Leonardo Sbaraglia).
Siamo in un qualche paesino del nord dell'Argentina. Javier Cetarti (Daniel Hendler) sale da Buenos Aires a causa della morte della madre e del fratello che non vedeva da decenni. Notiamo fin da subito che non gliene frega una beata mazza della morte dei parenti, non si ricorda nemmeno le loro facce praticamente, e viene aiutato a fare tutte le pratiche dal misterioso Duarte. Tra rapimenti, vendite illegali, stupri, ricatti e cani morti, finisce a tarallucci e vini, anche se con una mandibola martoriata, per il parente provenuto dalla capitale.
Non lo reputo un lungometraggio da vedere assolutamente, ad essere onesto l'ho guardato solo perché la locandina mi ricordava quella di Non è un paese per vecchi, ma la sua crudeltà fa pensare. Fa pensare che in paesini del genere possano esistere personaggi come quello dell'ipnotico Duarte e figli/fratelli/nipoti che, anche di fronte alla morte di parenti molto stretti, organizzano il loro futuro non portando alcun tipo di rispetto per i morti. Quasi due ore di film in cui regna la spazzatura che pervade il nostro animo, dove non esiste un briciolo di gioia ma solo dell'agonia nel vivere in questa terra. No, se non si è capito, non è un film dove un Alessandro Siani qualsiasi sbuca fuori e parla in napoletano, anche se il personaggio di Duarte (quante volte l'ho ripetuto questo nome in così poche righe?) potrebbe prestarsi a fare il cosplayer. Va bene dai, smettiamola di girarci intorno: il film è dominato dal personaggio di Duarte, che fa il bello ed il cattivo tempo. Passo e chiudo. Ah, dimenticavo: Duarte.
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Con: Leonardo Sbaraglia (maggiore di una mafia forse non tanto ben organizzata), Daniel Hendler (il venditore di cose non sue), Aliàn Devetac (il giovane che non reagisce ad una vita che non offre nulla)
Anno: 2017
Genere: drammatico
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| Foto tratta da: las-pitas.com |
Siamo in un qualche paesino del nord dell'Argentina. Javier Cetarti (Daniel Hendler) sale da Buenos Aires a causa della morte della madre e del fratello che non vedeva da decenni. Notiamo fin da subito che non gliene frega una beata mazza della morte dei parenti, non si ricorda nemmeno le loro facce praticamente, e viene aiutato a fare tutte le pratiche dal misterioso Duarte. Tra rapimenti, vendite illegali, stupri, ricatti e cani morti, finisce a tarallucci e vini, anche se con una mandibola martoriata, per il parente provenuto dalla capitale.
Non lo reputo un lungometraggio da vedere assolutamente, ad essere onesto l'ho guardato solo perché la locandina mi ricordava quella di Non è un paese per vecchi, ma la sua crudeltà fa pensare. Fa pensare che in paesini del genere possano esistere personaggi come quello dell'ipnotico Duarte e figli/fratelli/nipoti che, anche di fronte alla morte di parenti molto stretti, organizzano il loro futuro non portando alcun tipo di rispetto per i morti. Quasi due ore di film in cui regna la spazzatura che pervade il nostro animo, dove non esiste un briciolo di gioia ma solo dell'agonia nel vivere in questa terra. No, se non si è capito, non è un film dove un Alessandro Siani qualsiasi sbuca fuori e parla in napoletano, anche se il personaggio di Duarte (quante volte l'ho ripetuto questo nome in così poche righe?) potrebbe prestarsi a fare il cosplayer. Va bene dai, smettiamola di girarci intorno: il film è dominato dal personaggio di Duarte, che fa il bello ed il cattivo tempo. Passo e chiudo. Ah, dimenticavo: Duarte.
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