Di: Xavier Dolan
Con: Xavier Dolan (l'urlatore), Anne Dorval (la madre dell'urlatore), Francois Arnaud (il fidanzato dell'urlatore)
Anno: 2009
Genere: drammatico
Ne ho conosciuti/e molti/e, forse lo sono stato per un periodo pure io, di ragazzi/e che contestavano la vita famigliare con fare filosofico. Non andava bene nulla, il mondo era contro di loro, i genitori non capivano l'adolescenza (come se non ci fossero passati pure loro) e anche quando incappavano in un muro ideologico frivolo, si fermavano, ci pensavano e poi ribattevano a viso aperto. Urlando, sempre urlando, come il protagonista di tale lungometraggio ideologico. Il film non è così stupido, ma si basa su un'idea stupida: dei genitori che non sentiamo nostri durante la tarda adolescenza. In tanti ci sono passati, ma il canadese ha la forza di raccontarcelo senza peli sulla lingua. A quanto pare non ha peli ovunque.
Periferia di Montreal, situazione famigliare particolare: madre single (Anne Dorval), padre assente anche se a pochi chilometri di distanza, figlio (Xavier Dolan) complessato ed omosessuale. Quest'ultimo informa una docente che sua madre è morta da tempo, facendo andare su tutte le furie colei che l'ha messo al mondo. Non si tratta del solo litigio tra i due, essendo una costante e con la donna che non offre mai tanta importanza alle sfuriate del diciassettenne. Persiste un continuo sentimento di odio e amore nella mente del giovane, che cerca di scappare in tutti i modi ma quando avviene qualcosa di grave si rifugia sempre tra le braccia della genitrice. Basilare.
Ciò che stupisce di tale film è che tale patina filosofica, con dialoghi a dir poco perfetti, è stata concepita e messa in scena da un ragazzo di diciannove anni. Perché pensare a tali cose non è essere Ungaretti, però portarle sul grande schermo, e con cognizione di causa, non è cosa di tutti i giorni. Forse a causa di una vita passata sul set fin dalla più tenera età, e con questa omosessualità dichiarata senza tanti patemi, il giovane Xavier Dolan si è sviluppato decisamente in età precoce. Ed il risultato è sorprendente, poiché riesce a far arrivare un tema molto delicato e che colpisce la maggior parte del genere umano. Regista, sceneggiatore, produttore, attore: chi più ne ha più ne metta, lasciando tutti a bocca aperta. L'immaginario è molto poetico e quelle immagini che ogni tanto appaiono in sequenza amplificano il concetto. Determinate scene, penso a quella in cui il protagonista rincorre la madre in abito da sposa in un bosco, entreranno nell'immaginario per le generazioni future. Una gallina dalle uova d'oro, con un'opera prima di livello anche se grezza e con budget a dir poco limitato.
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Con: Xavier Dolan (l'urlatore), Anne Dorval (la madre dell'urlatore), Francois Arnaud (il fidanzato dell'urlatore)
Anno: 2009
Genere: drammatico
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| Foto tratta da: moviesincups.wordpress.com |
Periferia di Montreal, situazione famigliare particolare: madre single (Anne Dorval), padre assente anche se a pochi chilometri di distanza, figlio (Xavier Dolan) complessato ed omosessuale. Quest'ultimo informa una docente che sua madre è morta da tempo, facendo andare su tutte le furie colei che l'ha messo al mondo. Non si tratta del solo litigio tra i due, essendo una costante e con la donna che non offre mai tanta importanza alle sfuriate del diciassettenne. Persiste un continuo sentimento di odio e amore nella mente del giovane, che cerca di scappare in tutti i modi ma quando avviene qualcosa di grave si rifugia sempre tra le braccia della genitrice. Basilare.
Ciò che stupisce di tale film è che tale patina filosofica, con dialoghi a dir poco perfetti, è stata concepita e messa in scena da un ragazzo di diciannove anni. Perché pensare a tali cose non è essere Ungaretti, però portarle sul grande schermo, e con cognizione di causa, non è cosa di tutti i giorni. Forse a causa di una vita passata sul set fin dalla più tenera età, e con questa omosessualità dichiarata senza tanti patemi, il giovane Xavier Dolan si è sviluppato decisamente in età precoce. Ed il risultato è sorprendente, poiché riesce a far arrivare un tema molto delicato e che colpisce la maggior parte del genere umano. Regista, sceneggiatore, produttore, attore: chi più ne ha più ne metta, lasciando tutti a bocca aperta. L'immaginario è molto poetico e quelle immagini che ogni tanto appaiono in sequenza amplificano il concetto. Determinate scene, penso a quella in cui il protagonista rincorre la madre in abito da sposa in un bosco, entreranno nell'immaginario per le generazioni future. Una gallina dalle uova d'oro, con un'opera prima di livello anche se grezza e con budget a dir poco limitato.
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