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Il capitale umano

Di: Paolo Virzì
Con: Fabrizio Bentivoglio (l'agente immobiliare con accento poco marcato), Fabrizio Gifuni (il proprietario del castello), Valeria Bruni Tedeschi (la sorella della moglie del francese ex presidente)
Anno: 2013
Genere: drammatico

Foto di: overthere.it
Se c'è una cosa veramente bella di questo film è la patina che lo ricopre. Sembra di essere sempre contornati da nebbia, la cerchi pure te dalla comoda poltrona in cui sei seduto, e da un'infinità di grigio, grazie appunto ai poteri di quelle lenti cinematografiche che costano quanto un parco macchine di una certa qualità. Il problema è che tale lungometraggio si porta dietro pure tanti punti di domanda, dove spicca la drammatica recitazione del ragazzo Massimiliano (Guglielmo Pinelli), un pugno dritto al torace ogni volta che compare in scena. Ed è per questo che lo reputo un pelo sopravvalutato. Cioè, non solo per l'interpretazione del giovane, ma per i punti di domanda.
Una Brianza martoriata e che si è lamentata (storia vera, non è un bluff) ospita le vicende di due famiglie: gli Ossola e i Bernaschi. I primi piccoli borghesi ed i secondi padroni di uno status nobiliare da settantotto generazioni e con soldi che sbucano fuori dalle piante del giardino. I figli hanno una relazione ed il padre (Fabrizio Bentivoglio) della piccola Ossola (Matilde Gioli) sfrutta il tutto per cercare di fare soldi facili. La morte di un ciclista fa avvicinare ancora di più le due famiglie e nel marasma di deviazioni di trama, solitudine ed opportunismo il tutto finisce in un modo che decisamente non segue la giusta morale.
In molti hanno criticato il personaggio di Fabrizio Bentivoglio, fin troppo macchietta e con un accento decisamente marcato. Mi sento di dissentire, poiché l'ho notata più come una sfida del regista: "Questo piccolo borghese cialtrone deve parlare con un forte accento che rimarca la distanza tra la sua vita e la vita che vorrebbe raggiungere". Probabilmente ho tappato ma con tale visione ho apprezzato il personaggio. Ciò che non ho apprezzato sono state altre piccolezze: il già citato giovane Massimiliano, cane senza appello; le inutili interpretazioni di Bebo Storti (vabbè) e Luigi Lo Cascio (questa fa male); uno svolgimento di trama che non mi ha molto soddisfatto, dove il ricco personaggio interpretato da Fabrizio Gifuni vive troppo nel mistero; le frivole aperture e chiusure di sotto trame, su tutte quelle del teatro. Non si può dire che sia un film mal fatto, lungi da me dire una cosa così di un prodotto del maestro Paolo, ma a film terminato sono rimasto leggermente con l'amaro in bocca. Manca qualcosa, forse il sole.

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