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Io sono Tempesta

Di: Daniele Lucchetti
Con: Marco Giallini (l'altolocato romano), Elio Germano (il non altolocato romano), Eleonora Danco (quella dai sani ideali che tentenna ma non demorde)
Anno: 2018
Genere: commedia

Foto tratta da mymovies.it
Una volta completata la visione, la prima cosa che ho pensato è stata questa: c'è il contenitore ma manca gran parte di quello che dovrebbe contenere il contenitore. Ora io di Daniele Lucchetti non ho visto molti film, ma quei pochi che ho visto me li ricordo a fatica. Probabilmente il suo metodo di scrittura non mi piace, anche perché visivamente parlando si fa vedere (nonostante dovrebbero smetterla di metterci sempre lo stampo alla Sorrentino, lento ed indagatore del pulito). Detto ciò, anche se tu fossi un fan accanito di tale regista, non puoi osannare un film del genere. Lo puoi guardare, accettarlo nella sua semplicità, e chiudere il capitolo.
Numa Tempesta (Marco Giallini) è un imprenditore d'elite che ha le mani in pasta in un fondo da un miliardo e mezzo di euro e vive in un hotel dove fatica a dormire. Ad un certo punto deve fare i conti con una sentenza di sei anni prima, andando così a scontare un anno di servizi socialmente utili in un centro di accoglienza. Finisce così a passare le giornate con persone totalmente differenti da lui e per l'intera durata del film non è mai che si avvicini così tanto da capirle, anche se sembra, ma avviene il contrario. Il finale è di una banalità allucinante che ti fa pensare: o la sceneggiatura ha un buco clamoroso (come diavolo ha fatto a prendere il Bingo?) o il personaggio principale è stato analizzato male (del tipo che aveva già passato il Bingo? Ma non ha senso, visto il personaggio).
L'inizio è molto promettente, poiché analizza la vita di tale eccentrico protagonista con calma e senza strafare. Il problema però si presenta subito quando approda nel centro di accoglienza per scontare la pena: come il personaggio, ad un certo punto non vorremmo esserci neppure noi. Tra interpretazioni amatoriali, penso alle tre squillo, e a personaggi sviluppati male, quasi tutti oserei dire, ad un certo punto ti rassegni a cercare il bello e ti fai trasportare dalla storia e basta. Facendo così puoi accettare un lungometraggio che ha troppe cose fuori posto ed una storia non sviluppata degnamente, arrivando alla conclusione senza troppi patemi. Il carisma di Marco Giallini fa la sua presenza, anche se un pelo sottotono. Probabilmente sarebbe stato giusto visionare il tutto tramite gli occhi del rampante imprenditore, anche a costo di non risultare umani. Piacevoli le riprese all'interno dell'hotel, meno le altre: differenza di fascino. Come detto all'inizio: un buon contenitore atto a contenere qualcosa che doveva essere presente in proporzioni maggiori.

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