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Manhattan murder mystery

Di: Woody Allen
Con: Woody Allen (il solito logorroico), Diane Keaton (la pazza che in verità pazza non è), Jerry Adler (il vicino di cui sospetta la pazza che in verità pazza non è)
Anno: 1993
Genere: commedia

Foto tratta da: worldofentertainment.info
Che l'accoppiata Keaton-Allen abbia sempre funzionato è cosa risaputa ed in questo lungometraggio fanno ridere dall'inizio alla fine. Perché è questo che conta fare in un film del genere: ridere e tanto. Anche se con punti di ironia ricercata, il Woody ebraico se li porta sempre dietro, il fine è ridere come un adolescente di fronte ad un American Pie qualsiasi. E lo si fa di gusto, dando un'occhiata a NY più in fatto di interni che di esterni. Un regista che a 'sto giro punta più alla storia che alle bellezze di visione.
Larry (Woody Allen) e Carol (Diane Keaton) sono sposati da una vita e scherzano in maniera eccessiva come se avessero ancora vent'anni. Da un invito accettato da lei quando lui voleva vedere un film in televisione, parte un'epopea riguardante una morte innocua che in verità si rivela essere un omicidio bello, buono e di quelli molto complessi. Succede tutto in una grande mela che guarda ma non interviene nemmeno sotto attacco, a differenza di una protagonista che è sempre un passo avanti anche rispetto alla sua voglia di fare.
Non capisco quelli che considerano i film di tale regista noiosi e che favoriscono la dormiveglia. Vuol dire che si parte prevenuti, perché anche solo restare ad ascoltare tutto ciò che dice il protagonista non si può prendere sonno. Impossibile, è un'ironia troppo ricercata e logorroica che non può non prendere. Poi il contrasto con la moglie (cinematografica) causa troppa ilarità, alcune uscite sono a dir poco epiche (penso alla seconda volta che si sveglia in piena notte). Il contorno è di fattura elevata, con l'amico Ted (Alan Alda) che segue a ruota la logorrea dei due protagonisti ed un vicino di casa (Jerry Adler) che compie divinamente la parte dell'uomo insospettabile anche quando ti sembra giusto sospettare di lui. Una piccola gemma della risata, come tutti i lungometraggi ben fatti da parte del regista newyorkese. Se solo la gente non stesse sempre a pensare alla vita personale dell'ottantaduenne sarebbe in grado di vedere cosa ha dato, cosa sta dando e cosa mancherà al cinema.

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