Di: Matteo Garrone
Con: Marcello Fonte (quello che subisce ma poi resta vivo), Edoardo Pesce (quello che non subisce ma poi muore), la location
Anno: 2018
Genere: drammatico
Il fatto che abbia messo "la location" tra i tre protagonisti del film sta a significare che senza di essa il prodotto non avrebbe avuto lo stesso fascino. Una storia di periferia romana trapiantata in una zona precisa di Pinetamare, zona Castel Volturno, dove Matteo Garrone girò già alcuni spezzoni di Gomorra. Un set perfetto per raccontare una storia così deprimente, sia a livello umano che sociale, dove il tutto sembra poter essere paragonato ad uno dei tanti abusi edilizi pericolanti compiuti in tale zona residenziale. Con il mito de "L'imbalsamatore", mi sono avvicinato a questo ultimo lavoro del regista romano con mesi di anticipo e con un hype al limite della stratosfera.
La zona l'ho già detta in precedenza e dentro questo mondo dimenticato da tutti il gracile Marcello (Marcello Fonte) fa l'estetista di cani e subisce l'invadente presenza del cane sciolto Simone (Edoardo Pesce). Ben visto da tutti, con un probabile matrimonio fallito alle spalle ed una figlia per cui stravede, il protagonista smazza piccole quantità di droga, fa il palo in furti ed accetta di adeguarsi alla difficile vita della zona in cui vive. Il cuore è di quelli grandi, quando torna a salvare il cane congelato fa quasi piangere, ma la voglia di combattere contro qualcosa di più grande di lui non lo sfiora minimamente. Si adatta, modella la sua esistenza su ciò e ad un certo punto la sua testa parte per altri orizzonti.
Come nel lungometraggio del 2002, parte da un fatto di cronaca realmente accaduto e ce lo assembla proponendoci una fiaba grottesca. Sedici anni fa c'era Ernesto Mahieux come protagonista, ora questo quarantenne calabro: due macchie che fanno fatica a vivere una vita normale. Tutti e due i personaggi si fanno amare, resti sempre dalla loro parte, ma in entrambi i casi si presenta un'istante in cui dubiti della tua scelta. In questo caso è quando il personaggio di Marcello, dopo un anno di carcere e dopo aver subito insulti al suo ritorno, si presenta a casa di Simone per riscuotere la parte che gli spetta. Una cosa che ti aspettavi, niente da dire, ma come lo fa ti fa riflettere: non chiede nulla, è nervoso, vuole solo arrivare a quei soldi e capisci che quelle chiavi che non voleva dare alla fine voleva darle. Inizi a vederlo sotto un'altra prospettiva: un calmo serpente, amico di tutti, in agguato per attirare e poi accettare qualsiasi tipo di porcheria. Da quel momento in poi è un continuo susseguirsi di volontà atte a tornare al punto di partenza, dove una delle scene finali in cui cerca gli amici di sempre è più che emblematica. Il film comunque non è solo il suo protagonista e la location, ma molta carne al fuoco la porta pure l'antagonista senza regole e con una morale ben sotto il manto stradale. In alcuni casi sembrava di assistere ad un dietro le quinte della serie tv Suburra, vista la presenza di due dei protagonisti di quest'ultima. Detto ciò, l'ennesimo film del regista romano che si fa amare, coccolare, scopare e venerare. La bellezza del suo mondo per quanto mi riguarda è ipnotica.
O.T.T. (over the top)
Con: Marcello Fonte (quello che subisce ma poi resta vivo), Edoardo Pesce (quello che non subisce ma poi muore), la location
Anno: 2018
Genere: drammatico
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| Foto tratta da: tgcom24.mediaset.it |
La zona l'ho già detta in precedenza e dentro questo mondo dimenticato da tutti il gracile Marcello (Marcello Fonte) fa l'estetista di cani e subisce l'invadente presenza del cane sciolto Simone (Edoardo Pesce). Ben visto da tutti, con un probabile matrimonio fallito alle spalle ed una figlia per cui stravede, il protagonista smazza piccole quantità di droga, fa il palo in furti ed accetta di adeguarsi alla difficile vita della zona in cui vive. Il cuore è di quelli grandi, quando torna a salvare il cane congelato fa quasi piangere, ma la voglia di combattere contro qualcosa di più grande di lui non lo sfiora minimamente. Si adatta, modella la sua esistenza su ciò e ad un certo punto la sua testa parte per altri orizzonti.
Come nel lungometraggio del 2002, parte da un fatto di cronaca realmente accaduto e ce lo assembla proponendoci una fiaba grottesca. Sedici anni fa c'era Ernesto Mahieux come protagonista, ora questo quarantenne calabro: due macchie che fanno fatica a vivere una vita normale. Tutti e due i personaggi si fanno amare, resti sempre dalla loro parte, ma in entrambi i casi si presenta un'istante in cui dubiti della tua scelta. In questo caso è quando il personaggio di Marcello, dopo un anno di carcere e dopo aver subito insulti al suo ritorno, si presenta a casa di Simone per riscuotere la parte che gli spetta. Una cosa che ti aspettavi, niente da dire, ma come lo fa ti fa riflettere: non chiede nulla, è nervoso, vuole solo arrivare a quei soldi e capisci che quelle chiavi che non voleva dare alla fine voleva darle. Inizi a vederlo sotto un'altra prospettiva: un calmo serpente, amico di tutti, in agguato per attirare e poi accettare qualsiasi tipo di porcheria. Da quel momento in poi è un continuo susseguirsi di volontà atte a tornare al punto di partenza, dove una delle scene finali in cui cerca gli amici di sempre è più che emblematica. Il film comunque non è solo il suo protagonista e la location, ma molta carne al fuoco la porta pure l'antagonista senza regole e con una morale ben sotto il manto stradale. In alcuni casi sembrava di assistere ad un dietro le quinte della serie tv Suburra, vista la presenza di due dei protagonisti di quest'ultima. Detto ciò, l'ennesimo film del regista romano che si fa amare, coccolare, scopare e venerare. La bellezza del suo mondo per quanto mi riguarda è ipnotica.
O.T.T. (over the top)

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