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Stroszek

Di: Werner Herzog
Con: Bruno Schleinstein (Bruno S. che fa Bruno S.), Eva Mattes (la facilità nella disperazione), Clemens Scheitz (caratterista iconico)
Anno: 1977
Genere: drammatico

Foto tratta da: filmsufi.com
Non ho mai capito coloro che, alla domanda su qual'è la loro classifica cinematografica di tutti i tempi, ti snocciolano dieci lungometraggi ordinati e con tanto di spiegazione nemmeno c'avessero pensato tutto il giorno. Sono sempre stato dell'idea che avere una classifica, di qualsiasi cosa, significhi non apprezzare il futuro e la totalità di ciò per cui stai facendo una classifica. Drastico, ne sono consapevole, ma del cinema amo tutto e trovo delle belle cose anche nel peggior lungometraggio possibile (mmm, forse no). Detto ciò, giusto per smentirmi subito, se mi dicono di nominare un film nomino sempre questo. Non è perfetto, per nulla, ma ciò che racconta e come è stato fatto mi hanno sempre lasciato a bocca aperta. L'ho rivisto dopo tre anni dall'ultima visione e pure il quadro che gli ho dedicato in soggiorno ha iniziato a commuoversi.
Berlino, anni settanta. Bruno S. (Bruno Schleinstein) è un musicista di strada alcolizzato che viene rilasciato dalla prigione dopo due anni abbondanti di prigionia. Fin dall'inizio si nota che non fa parte delle sue volontà tornare fuori, la vita l'ha già malmenato fin troppo, e così si ritrova ad ospitare una prostituta (Eva Mattes) in una città che lo vede inutile. Un giorno, con l'ormai ex prostituta e l'anziano vicino di casa (Clemens Scheitz), decide di partire per gli Stati Uniti in direzione Wisconsin. Ciò che trova è un mondo ancora peggiore di quello che ha lasciato, dove una giornata è uguale ad un'altra e i tanti sognati soldi non si vedono. Il tutto finisce con una rapina maldestra, il supermercato dall'altra parte della strada ed una fuga più da favola che reale.
La storia è molto deprimente e noi tutti abbiamo la paura di diventare un Bruno S. qualsiasi: dimenticato e così maltrattato dalla vita che nemmeno si hanno le forze di contrastarla. Il fatto che il protagonista sia un mister nessuno, poiché non era un attore di professione, riesce a dare una patina ancora più vera alla storia. Il fatto che sia stato scritto su misura per lui, in parte biografico e redatto in quattro giorni, te lo fa vivere come un qualcosa di molto profondo. Il fatto che sia stato girato in casa di Bruno S. stesso, e con i suoi strumenti musicali, deve commuovere e non poco. Il fatto, il fatto, il fatto, quanti ne ho usati? La leggenda narra che l'unica attrice professionista fosse l'attrice non protagonista, quindi tanto di cappello all'ennesima perla del maestro tedesco, un regista che ha fatto del marcato realismo un suo marchio di fabbrica. La storia delle tre settimane di ferie, la grottesca comicità, la non voglia di vedere un mondo che non c'è, la facilità di tornare a fare il lavoro più vecchio del mondo, la disperazione non organizzata: quante cose offre tale film? Fa molto pensare ed è per questo che lo metto in un ipotetico gradino alto del podio. Anche nella sua imperfezione, nella sua velocità di realizzazione, dona troppi spunti su di una vita così povera e di novantesima fascia.

G.O.A.T.

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