Di: Vaugh Stein
Con: Simon Pegg (il professore che fuma due sigarette al minuto), Margot Robbie (a quanto pare sembra proprio portata per dei ruoli da psicopatica), Mike Meyers (Austin Powers delle pulizie)
Anno: 2018
Genere: thriller/noir
A questo punto possiamo dirlo senza alcun ombra di dubbio: quel viso angelico di Margot Robbie è solo apparenza. Dopo WOWStreet, Suicide Squad, I Tonya (dove sono ancora convinto meritasse l'Oscar), l'attrice australiana c'ha dimostrato un'altra volta di saperci fare con i ruoli da psicopatica o presunta tale. Quei ruoli in cui vedi il volto angelico di una ragazza ma non ti convince fin dal primo minuto in cui lo incroci: ecco, questa è tale attrice. Seria e pazza nel giro di dodici secondi, con una naturalezza ben chiara.
In una qualche stazione inglese sembra esserci parecchia vita anche di notte grazie ad un bar che, pur non essendoci alcun treno o interesse a restare aperto, tiene alte le saracinesche e qualcuno ci entra pure. Tra un cast pieno di uomini svetta il misterioso personaggio interpretato da Margot Robbie. Ad un certo punto arrivi a pensare che possa essere il diavolo, è ovunque ed un passo avanti a tutti, ma alla fine si scopre che un'infanzia per così dire difficile l'ha portata a cercare vendetta. E non è da sola per distruggere la vita di innocenti e non.
A primo impatto il film sembra avere le sembianze di un Sin City più colorato, per via di questa misteriosa località in tinta noir in cui si svolge la storia. Più passa il tempo e più ti rendi conto che assomiglia ad un'altra cosa: l'ultima serie di videogiochi riguardanti Batman. Le luci a led, il clima perennemente tetro, delle location che non andrebbero a visitare nemmeno i ratti ed una protagonista più sana nella pazzia che sana nella tranquillità. L'unica differenza è che si tratta di un lungometraggio con produzione principalmente d'oltremanica, quindi i dialoghi sono molto curati e quasi mai banali. Mike Meyers tiene bene lo schermo fino a quando camuffa il suo ruolo, Dexter Fletcher sarebbe meglio se si dedicasse solo alla regia, Simon Pegg fa sempre il suo e Max Irons interpreta degnamente il ruolo del belloccio che non riesce a vedere oltre la siepe. Non un prodotto da contemplare ma con una patina quasi da videogioco ricercato non si fa sdegnare o sputare in pieno volto.
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Con: Simon Pegg (il professore che fuma due sigarette al minuto), Margot Robbie (a quanto pare sembra proprio portata per dei ruoli da psicopatica), Mike Meyers (Austin Powers delle pulizie)
Anno: 2018
Genere: thriller/noir
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| Foto tratta da: celebun.com |
In una qualche stazione inglese sembra esserci parecchia vita anche di notte grazie ad un bar che, pur non essendoci alcun treno o interesse a restare aperto, tiene alte le saracinesche e qualcuno ci entra pure. Tra un cast pieno di uomini svetta il misterioso personaggio interpretato da Margot Robbie. Ad un certo punto arrivi a pensare che possa essere il diavolo, è ovunque ed un passo avanti a tutti, ma alla fine si scopre che un'infanzia per così dire difficile l'ha portata a cercare vendetta. E non è da sola per distruggere la vita di innocenti e non.
A primo impatto il film sembra avere le sembianze di un Sin City più colorato, per via di questa misteriosa località in tinta noir in cui si svolge la storia. Più passa il tempo e più ti rendi conto che assomiglia ad un'altra cosa: l'ultima serie di videogiochi riguardanti Batman. Le luci a led, il clima perennemente tetro, delle location che non andrebbero a visitare nemmeno i ratti ed una protagonista più sana nella pazzia che sana nella tranquillità. L'unica differenza è che si tratta di un lungometraggio con produzione principalmente d'oltremanica, quindi i dialoghi sono molto curati e quasi mai banali. Mike Meyers tiene bene lo schermo fino a quando camuffa il suo ruolo, Dexter Fletcher sarebbe meglio se si dedicasse solo alla regia, Simon Pegg fa sempre il suo e Max Irons interpreta degnamente il ruolo del belloccio che non riesce a vedere oltre la siepe. Non un prodotto da contemplare ma con una patina quasi da videogioco ricercato non si fa sdegnare o sputare in pieno volto.
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