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Isle of dogs

Di: Wes Anderson
Con: voce di Bryan Cranston (fa la voce di Bryan Cranston), voce di Bill Murray (fa la voce di Bill Murray), voce di Al Pacino (non fa la voce di Al Pacino, perché nel film non c'è la voce di Al Pacino)
Anno: 2018
Genere: stop-motion

Foto tratta da: volture.com
Il secondo film d'animazione in stop-motion firmato da Wes Anderson era più atteso della risposta nemica dopo l'invasione della Polonia da parte della Germania. Con una gestazione di anni, tale lungometraggio si presenta senza alcun tipo di sbavatura. Grazie al cazzo, direte voi, e devo dire che avete pure ragione. Difficilmente si esce delusi dalla sala se amate la precisione e la pignoleria, poi se amate pure il cinema potete appartarvi in bagno e procedere con la masturbazione.
In un futuro distopico, i cani giapponesi di Megasaki vengono colpiti da un virus. Il sindaco decide di esportare tutti i migliori amici dell'uomo in un'isola, colma di immondizia ed abbandonata a se stessa. Un bel giorno il nipote orfano del sindaco decide di planare verso l'isola alla ricerca del proprio cane, guarda caso il primo esportato. Tra falsità non raccontate, cani con la flebo e MacGyver improvvisati, il tutto finisce a tarallucci e vino, come deve essere.
La foto che vi ho proposto come immagine copertina rappresenta l'essenza stessa del film e della filosofia andersoniana. Guardate il rigore nel presentare la scena, la cura nel dettaglio e la simmetria maniacale: incantevole. Una cosa che sappiamo fin dal giorno zero, è l'essenza del suo cinema, ma di certo non è un qualcosa che si potrà mai dare per scontato. Si entra nel suo mondo, lo si ammira e poi se ne esce con la speranza di tornarci il prima possibile. Se vogliamo paragonarlo con il primo esperimento, Fantastic Mr. Fox del 2009, la maggiore esperienza di altri dieci anni di lavoro cinematografico la si nota nella maggiore pomposità della trama e del, non smetterò mai di ripeterlo, mastodontico lavoro del dettaglio. Lodevole anche il fatto di non aver voluto sottotitolare, almeno per la gran parte del film, i dialoghi in giapponese o qualsiasi lingua essa sia, dando all'opera una maggiore comicità ed una specie di aura mistica. L'unico difetto, se vogliamo chiamarlo così, è che in tutti questi film di Wes Anderson non viene nemmeno contemplata la possibilità che tutto possa finire male. Quando deciderà di confrontarsi con questa realtà umana, che a casa sua non sembra esistere, sarò in prima fila con la bocca aperta.

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