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Mafioso

Di: Alberto Lattuada
Con: Alberto Sordi (supervisore di reparto siculo con forte cadenza romana), Norma Begnell (la moglie bionda e perfettina), Gabriella Conti (la sorella con baffo, pizzetto ed avambraccio peloso)
Anno: 1962
Genere: drammatico

Tratto da: imdb.com
Spesso vi capita di incappare in quei discorsi in cui si parla di qualcosa di importante ma in cui vi rendete conto di non saperne nulla. Per quanto mi riguarda è successo con tale lungometraggio, mentre ero intento a leggere un'intervista a Martin Scorsese che parlava dell'immensa interpretazione dell'attore romano in tale pellicola. La statua vivente americana non ha per nulla sbagliato il metro di giudizio, poiché l'eterno attore nativo di Trastevere era riuscito ad offrire un'interpretazione in grado di rappresentare alla perfezione lo spaccato drammatico e comico con cui noi tutti vediamo il fenomeno mafioso cinematografico.  Eppure di comico non c'è nulla, almeno a livello morale.
Antonio Badalamenti (Alberto Sordi) è un siculo trapiantatosi a Milano per meriti (di altri) lavorativi. Puntiglioso sul lavoro e con una famiglia, moglie e due figlie, bella ed invidiabile. Un giorno decide di portare le sue tre donne in ferie nella sua città natale, tale Calamo, in casa dei suoi genitori. Vengono accolti a braccia aperte in questo luogo fermo nel tempo, dove le tradizioni sono ben vive e la modernità non sembra ancora aver bussato alle porte. L'uomo d'onore è visto come la perfezione umana, dove dietro si insinua una criminalità organizzata in grado di farti fare qualsiasi cosa.
Pur con alcune cadenza romane, dopotutto l'attore "romano era", l'albertone nazionale ci offre un personaggio potentissimo e che buca lo scherzo. Sempre al centro dell'attenzione, dal pasto con parenti alla semplice dormiveglia prima della dormita notturna, si catapulta in una realtà di profonda provincia come se nulla fosse cambiato. Con l'innocenza di quello che non vuole vedere, o che vuol far vedere di non voler vedere, abbocca a tutte le varie tappe che lo portano a perpetrare un omicidio mafioso lampo negli Stati Uniti. Non notato da tutti, il vero punto forte del fine storico è quello che succede alla moglie Marta (Norma Begnell): milanese e con la puzza sotto il naso appena arrivata nella cittadina siciliana, con il passare del tempo inizia ad essere attratta da tutto quell'altruismo. Dico che si tratta del punto forte poiché sembra un biglietto da visita mafioso: permetto alla tua dolce metà di amare come siamo, così poi te difficilmente dici di no alle nostre richieste. Il finale però lascia qualche dubbio sul modo di pensare del protagonista, poiché la scena del ritorno della bic sembra una metafora della voglia di lasciarsi alle spalle quella vita che lui tanto amava ma che l'ha portato a fare quello che ha fatto. Manifesto di una certa importanza.

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