Di: Xavier Dolan
Con: Antoine Olivier Pilon (il ragazzino piromane), Anne Dorval (la madre scurrile e profonda), Suzanne Clément (la vicina misteriosa)
Anno: 2014
Genere: drammatico
Delle importanti tematiche di un lungometraggio ti portano ad avere due tipi di emozioni: ti chiedi il motivo dello scandalo scaturito, dopotutto sembra tutto andare nel verso giusto, oppure ti emozioni per l'innocenza del protagonista/della protagonista all'apparenza incosciente. Questa quarta opera alla regia di Xavier Dolan ha la forza di farti provare tutte e due tali emozioni, poiché del protagonista pensi sia giusto ciò che gli viene inflitto ma allo stesso tempo noti la sua quasi innocenza.
Come al solito siamo in qualche sobborgo canadese. Diane (Anne Dorval) è una gran bella vedova che si ritrova a dover riportare a casa il figlio Steve (Antoine Olivier Pilon) da una casa di recupero a causa di un atto da piromane. Il figlio è affetto da disturbi provocatori e lei deve abbandonare il lavoro pur di stargli dietro, rischiando la vita e la salute mentale. In soccorso gli viene una misteriosa vicina di casa (Suzanne Clément), che permette alla madre di trovarsi un lavoro, portare a casa dei soldi e prendere aria. Il figlio di certo non perde occasione per farla andare fuori di testa, addirittura fino a baciarla dichiarandogli il proprio amore. La donna decide di avvalersi di una legge speciale canadese che permette ai genitori di internare i propri figli saltando le vie legali e a malincuore abbandona il figlio. Quest'ultimo non la prende bene, sua madre è tutto per lui, e decide di uccidersi (?).
A differenza dei due primi lungometraggi, in questa quarta uscita il giovane regista canadese non si presenta nel ruolo di attore e nemmeno in quello di comparsa. Devo dire che mi ha spiazzato e non poco, perché fin da subito si nota che il film è più curato nel globale ma meno introspettivo. E' come se avesse subito preso le distanze dalla storia, raccontandola con sguardo esterno, cosa assolutamente non presente nelle prime due opere. Non che sia una cosa negativa, il film è il più bello dei primi quattro che ha fatto nel globale anche se il secondo resta più iconico, ma ci si deve sintonizzare un attimo. Anne Dorval continua ad essere la sua musa e in questo film offre un'interpretazione maestosa, seguita a ruota da un classe 1997 tutto biondo che porta benissimo sullo schermo il ruolo di un mezzo matto ma sottolineando il fare da ragazzino. Misterioso il ruolo della vicina di casa, totalmente insicura ma non si capisce bene per quale motivo. La mia idea è questa: un figlio morto? Una figlia con cui non riesce a fare la madre? Vabbè, qualcosa inerente al ruolo di madre, altrimenti non si capirebbe il motivo per cui si lega così tanto al giovane e problematico Steve. Un film da vedere, da comprare e da esporre, come tutta la filmografia di Xavier Dolan, passata e futura. A meno di una prematura morte, questo regista ci regalerà un grande bagaglio poiché vede ed analizza in modo sublime la vita.
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Con: Antoine Olivier Pilon (il ragazzino piromane), Anne Dorval (la madre scurrile e profonda), Suzanne Clément (la vicina misteriosa)
Anno: 2014
Genere: drammatico
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| Foto tratta da: katushka.cop |
Come al solito siamo in qualche sobborgo canadese. Diane (Anne Dorval) è una gran bella vedova che si ritrova a dover riportare a casa il figlio Steve (Antoine Olivier Pilon) da una casa di recupero a causa di un atto da piromane. Il figlio è affetto da disturbi provocatori e lei deve abbandonare il lavoro pur di stargli dietro, rischiando la vita e la salute mentale. In soccorso gli viene una misteriosa vicina di casa (Suzanne Clément), che permette alla madre di trovarsi un lavoro, portare a casa dei soldi e prendere aria. Il figlio di certo non perde occasione per farla andare fuori di testa, addirittura fino a baciarla dichiarandogli il proprio amore. La donna decide di avvalersi di una legge speciale canadese che permette ai genitori di internare i propri figli saltando le vie legali e a malincuore abbandona il figlio. Quest'ultimo non la prende bene, sua madre è tutto per lui, e decide di uccidersi (?).
A differenza dei due primi lungometraggi, in questa quarta uscita il giovane regista canadese non si presenta nel ruolo di attore e nemmeno in quello di comparsa. Devo dire che mi ha spiazzato e non poco, perché fin da subito si nota che il film è più curato nel globale ma meno introspettivo. E' come se avesse subito preso le distanze dalla storia, raccontandola con sguardo esterno, cosa assolutamente non presente nelle prime due opere. Non che sia una cosa negativa, il film è il più bello dei primi quattro che ha fatto nel globale anche se il secondo resta più iconico, ma ci si deve sintonizzare un attimo. Anne Dorval continua ad essere la sua musa e in questo film offre un'interpretazione maestosa, seguita a ruota da un classe 1997 tutto biondo che porta benissimo sullo schermo il ruolo di un mezzo matto ma sottolineando il fare da ragazzino. Misterioso il ruolo della vicina di casa, totalmente insicura ma non si capisce bene per quale motivo. La mia idea è questa: un figlio morto? Una figlia con cui non riesce a fare la madre? Vabbè, qualcosa inerente al ruolo di madre, altrimenti non si capirebbe il motivo per cui si lega così tanto al giovane e problematico Steve. Un film da vedere, da comprare e da esporre, come tutta la filmografia di Xavier Dolan, passata e futura. A meno di una prematura morte, questo regista ci regalerà un grande bagaglio poiché vede ed analizza in modo sublime la vita.
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