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Paterno

Di: Barry Levinson
Con: Al Pacino (invecchiato ancora di più della realtà), Riley Keough (la reporter inesperta e cagna), Kathy Buker (una moglie che non indaga poi così tanto)
Anno: 2018
Genere: drammatico

Foto tratta da: YTS.ag
Si tratta del secondo lavoro nel giro di quattro anni tra l'attore principale ed il regista. No dai, a chi la racconto? Non l'ho visto per questo motivo e nemmeno per la storia di tale allenatore di football americano. Onestamente non sapevo nemmeno chi fosse, non sapevo nemmeno esistesse e che fosse considerato una divinità negli States. Pensate al livello di interesse che nutro verso tale sport. No no, nulla di questo mi ha attratto. Sono stato attratto dalla sola presenza del pappone Al, che non vedevo all'opera dal lontano 2014 proprio nell'altro recente lavoro con il regista di cui avevo parlato all'inizio. Per gran parte del primo spezzone del film mi sono chiesto: "E' veramente invecchiato così tanto o ci sono badilate di trucco e doti d'attore di un altro pianeta"? Effettivamente invecchiato è invecchiato, ma di certo non come viene rappresentato nel lungometraggio. Altro colpo da maestro di Tony M.
Università di Penn State, un posto che ho dovuto cercare in internet per capire bene dove fosse. Tale Joe Paterno (Al Pacino) allena la squadra di football da quarantacinque anni e serve l'università da sessantuno. Batte record su record e ad un certo punto deve fare i conti con un recente passato (ma forse anche no, pure passato ... passato) incentrato sulla pedofilia da parte di un suo ex assistente o simile. Lo sapeva? Quanto ne sapeva? Era interessato pure lui? Alla fine non ci viene data una risposta esaustiva perché tale allenatore ha quasi ottantacinque e dopo pochi mesi muore.
Non essendo un film da grande schermo, prodotto appunto dall'emittente HBO, automaticamente troviamo all'interno almeno un personaggio fatto male. Sembra quasi una legge non scritta per determinati prodotti televisivi, fa ridere come cosa. Il personaggio è quello della reporter interpretato da Riley Keough, poiché oltre ad essere abbastanza cagna lei il personaggio che si trova ad interpretare è stato storyboardato al limite dell'inutile. Una reporter per un tema così delicato che non riesce a trasmettere alcun tipo di attaccamento ed interesse, almeno questa è stata la mia sensazione. Suvvia, lasciamo perdere. Il prodotto risulta essere valido per qualcuno che non aveva sentito mai parlare di tale Joe Paterno, eccomi, presente, in caso contrario credo sia molto palloso. E' come se in Italia facessero un film televisivo dedicato a Coppi e Bartali, di cui san ... ah no, vero, l'hanno già fatto. Com'era? Due palle. Diciamo che big Al offre un'egregia interpretazione, un ottimo biglietto da visita per l'attore anziano che sarà, mentre il prodotto nella sua totalità si fa apprezzare per chi non conosce la storia, quest'ultima molto torbida e sempre attuale.

Nota a margine: ho trovato molto ironico, essendo italiano, il fatto che tale personaggio si chiamasse Paterno di cognome e la storia che lo riguardava fosse incentrata su un fatto di cronaca riguardante la pedofilia. Pazzesco. Grottesco

=

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