Di: Lucrecia Martel
Con: Maria Onetto (la bionda che cerca il cellulare e tira sotto qualcosa o qualcuno), Cesar Bordon (un marito che non sembra in grado di leggere tra le righe), Claudia Cantero (l'attrice che mi ricorda una vicina di casa)
Anno: 2008
Genere: thriller
Cos'è successo? Per l'amor del cielo, informate la protagonista su quanto è accaduto. Ha preso sotto qualcuno o qualcosa, dove quel qualcuno ha un significato e quel qualcosa no. Già partendo da questo punto si può capire la cattiveria del film: "qualcuno" come sinonimo di essere umano, quindi un fatto grave, mentre "qualcosa" come sinonimo di non essere umano, quindi un fatto per cui si può chiudere un occhio. La morte dovrebbe essere uguale per tutti e la coscienza pure, cioè rendersi conto che la morte di mia madre vale quanto quella del cane del vicino di casa, almeno questo mi sembra di avere colto (sbagliando). In verità alla protagonista non sembra interessare per nulla.
Siamo in Argentina, in un posto x che nemmeno ci interessa sapere. Viene dato un incipit, su dei bambini che corrono con un cane, per poi passare alla comitiva di madri che raccolgono i figli a scuola o dopo un'attività sportiva. Una di queste madri, Vero (Maria Onetto), nel tragitto che la porta a casa prende sotto qualcosa o qualcuno. La sua vita cambia in un istante, nemmeno fosse uno scherzo, ma non sembra andare nel pallone o farsi delle domande. Entra in un simil stato di catarsi, non ricevendo nulla dall'ambiente che la circonda. E quindi?
E quindi non si capisce. Questa terza opera di Lucrecia Martel è pregna di enigma, dove il susseguirsi di domande è una costante. Più prosegui nella visione e più quasi esci dal film, poiché inizi a porti domande vere e proprie: e se fosse successo a me? Mi sarei fermato? Sarei stato in grado di estraniarmi così tanto? Perché nessuno sembra percepire quello che prova la protagonista? Da notare che tutte le domande poste non trattano quel tema che dovrebbe essere alla base del film: che sia stato un essere umano quello preso sotto? La verità è che non ci interessa, almeno io non mi sono mai posto la domanda in novanta minuti di film, e questa cosa mi ha lasciato basito appena me ne sono reso conto. Poi arriva quel finale, quello che mischia le carte e non ti offre alcun tipo di spiegazione: la botta nella macchina che non c'è più ed il marito che non risponde bene alla domanda; nessuna traccia del suo passaggio in ospedale o in hotel; l'indifferenza della protagonista. Cos'è questo film? Un omaggio alla schizofrenia? Un omaggio all'omertà per tornaconto? Una critica all'indifferenza del genere umano? Per diavolo, questo il mio semplice flusso di pensieri prima di andare a spulciare qualche recensione ...
(sto spulciando qualche recensione)
Sì dai, alla fine dei conti il succo può essere quello che avevo detto in precedenza. In più ho notato che ha i toni di una critica alla borghesia del paese, ma non sapendo nulla dell'Argentina mi astengo. Resta il fatto che il prodotto si fa vedere ma offre più soddisfazioni a livello mentale che visivo.
=
Con: Maria Onetto (la bionda che cerca il cellulare e tira sotto qualcosa o qualcuno), Cesar Bordon (un marito che non sembra in grado di leggere tra le righe), Claudia Cantero (l'attrice che mi ricorda una vicina di casa)
Anno: 2008
Genere: thriller
![]() |
| Foto tratta da: somecamerunning.typepad.com |
Siamo in Argentina, in un posto x che nemmeno ci interessa sapere. Viene dato un incipit, su dei bambini che corrono con un cane, per poi passare alla comitiva di madri che raccolgono i figli a scuola o dopo un'attività sportiva. Una di queste madri, Vero (Maria Onetto), nel tragitto che la porta a casa prende sotto qualcosa o qualcuno. La sua vita cambia in un istante, nemmeno fosse uno scherzo, ma non sembra andare nel pallone o farsi delle domande. Entra in un simil stato di catarsi, non ricevendo nulla dall'ambiente che la circonda. E quindi?
E quindi non si capisce. Questa terza opera di Lucrecia Martel è pregna di enigma, dove il susseguirsi di domande è una costante. Più prosegui nella visione e più quasi esci dal film, poiché inizi a porti domande vere e proprie: e se fosse successo a me? Mi sarei fermato? Sarei stato in grado di estraniarmi così tanto? Perché nessuno sembra percepire quello che prova la protagonista? Da notare che tutte le domande poste non trattano quel tema che dovrebbe essere alla base del film: che sia stato un essere umano quello preso sotto? La verità è che non ci interessa, almeno io non mi sono mai posto la domanda in novanta minuti di film, e questa cosa mi ha lasciato basito appena me ne sono reso conto. Poi arriva quel finale, quello che mischia le carte e non ti offre alcun tipo di spiegazione: la botta nella macchina che non c'è più ed il marito che non risponde bene alla domanda; nessuna traccia del suo passaggio in ospedale o in hotel; l'indifferenza della protagonista. Cos'è questo film? Un omaggio alla schizofrenia? Un omaggio all'omertà per tornaconto? Una critica all'indifferenza del genere umano? Per diavolo, questo il mio semplice flusso di pensieri prima di andare a spulciare qualche recensione ...
(sto spulciando qualche recensione)
Sì dai, alla fine dei conti il succo può essere quello che avevo detto in precedenza. In più ho notato che ha i toni di una critica alla borghesia del paese, ma non sapendo nulla dell'Argentina mi astengo. Resta il fatto che il prodotto si fa vedere ma offre più soddisfazioni a livello mentale che visivo.
=

Commenti
Posta un commento