Di: Antonio Morabito
Con: Claudio Santamaria (a questo punto della vita sta facendo ruoli da depresso cronico), Marco Giallini (quello che sputa in faccia alle persone ma con un magone ben nascosto), Jerzy Stuhr (il professore che rispecchia tutti noi)
Anno: 2018
Genere: drammatico
"Il primo film italiano distribuito da Netflix"? Quante volte lo abbiamo sentito dire in fatto di promozione per tale film? Troppe, quindi la curiosità c'è salita come la facilità di sbadiglio durante i primi trenta minuti di tale pellicola. Il solo Claudio Santamaria, con il suo stampo da depresso cronico e squattrinato, non riesce a tenere in piedi la pellicola in una prima parte in cui latita la presenza di Marco Giallini. Ci sono interessanti dialoghi con il professore vicino di casa (Jerzy Stuhr), ma di base manca della carica esplosiva e la presenza di rivedibili realtà non italiane, dopotutto la produzione è di più paesi ed in qualche modo dovevano farcelo notare, fanno quasi scemare la voglia di proseguire con la visione.
Ci troviamo a Roma e partiamo con il seguire le vicende di Guido (Claudio Santamaria), un over quarantenne alle prese con il precariato e l'incapacità di pagare le bollette. Ha riscontrato debiti, non ha la più pallida idea di come pagarli, viene minacciato e quindi un giorno decide di proporsi come lavoratore proprio da quelli con cui ha debiti e che l'hanno bastonato. Inizia a fare riscossioni debiti per pagare i suoi debiti, lavorando gratis, e lo fa in coppia con il navigato Franco (Marco Giallini). In un mix di morale corrotta, piacere di giocare con la morale corretta e poi pentirsene, i due finiscono per scontrarsi a causa della loro morale: stanno facendo un lavoro di merda, lo sanno tutti e due, ma ognuno la vive in un modo diverso.
Marco Giallini è un catalizzatore in ogni film in cui partecipa. Ha una forza che buca lo schermo e questa sua spiccata romanità, anche in ruoli di classe, pur amandola sto iniziando a pensare sia un problema. Spieghiamoci bene: ora come ora è il migliore attore italiano, ha una forza troppo marcata per non considerarlo tale, ma questo suo status pesa allo spettatore. Prendiamo ad esempio questo film: senza di lui è noioso, con lui diventa accettabile. La sua sola presenza da attore vissuto è un biglietto da visita più che decoroso. Togli lui, specialmente in questo film, e ti ritrovi con molti dubbi: la scelta della protagonista femminile è al limite dell'indecoroso ed il vicino di casa polacco, pur rispettando la grandezza dell'attore stesso, trova il tempo che trova. La sua presenza, del cinquantacinquenne attore romano, si porta dietro anche belle riprese, vedi foto, e lo so che sembra un viaggio mentale ma questa è stata la mia sensazione. Un lungometraggio che vive di morale, dove uno dei protagonisti coglie le sfaccettature dell'altro e viceversa, ma non colpisce a sufficienza a causa dei molti dubbi elencati in precedenza. Un'occasione mancata o un'occasione sfruttata a metà?
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Con: Claudio Santamaria (a questo punto della vita sta facendo ruoli da depresso cronico), Marco Giallini (quello che sputa in faccia alle persone ma con un magone ben nascosto), Jerzy Stuhr (il professore che rispecchia tutti noi)
Anno: 2018
Genere: drammatico
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| Foto tratta da: imdb.com |
Ci troviamo a Roma e partiamo con il seguire le vicende di Guido (Claudio Santamaria), un over quarantenne alle prese con il precariato e l'incapacità di pagare le bollette. Ha riscontrato debiti, non ha la più pallida idea di come pagarli, viene minacciato e quindi un giorno decide di proporsi come lavoratore proprio da quelli con cui ha debiti e che l'hanno bastonato. Inizia a fare riscossioni debiti per pagare i suoi debiti, lavorando gratis, e lo fa in coppia con il navigato Franco (Marco Giallini). In un mix di morale corrotta, piacere di giocare con la morale corretta e poi pentirsene, i due finiscono per scontrarsi a causa della loro morale: stanno facendo un lavoro di merda, lo sanno tutti e due, ma ognuno la vive in un modo diverso.
Marco Giallini è un catalizzatore in ogni film in cui partecipa. Ha una forza che buca lo schermo e questa sua spiccata romanità, anche in ruoli di classe, pur amandola sto iniziando a pensare sia un problema. Spieghiamoci bene: ora come ora è il migliore attore italiano, ha una forza troppo marcata per non considerarlo tale, ma questo suo status pesa allo spettatore. Prendiamo ad esempio questo film: senza di lui è noioso, con lui diventa accettabile. La sua sola presenza da attore vissuto è un biglietto da visita più che decoroso. Togli lui, specialmente in questo film, e ti ritrovi con molti dubbi: la scelta della protagonista femminile è al limite dell'indecoroso ed il vicino di casa polacco, pur rispettando la grandezza dell'attore stesso, trova il tempo che trova. La sua presenza, del cinquantacinquenne attore romano, si porta dietro anche belle riprese, vedi foto, e lo so che sembra un viaggio mentale ma questa è stata la mia sensazione. Un lungometraggio che vive di morale, dove uno dei protagonisti coglie le sfaccettature dell'altro e viceversa, ma non colpisce a sufficienza a causa dei molti dubbi elencati in precedenza. Un'occasione mancata o un'occasione sfruttata a metà?
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