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The house that dripped blood

Di: Peter Duffell
Con: Christopher Lee (il padre della lunatica Jane), Denholm Elliott (lo scrittore che ha paura delle sue stesse storie), Jon Pertwee (l'attore che diventa vampiro a piacimento)
Anno: 1971
Genere: horror

Foto tratta da: geeksofdoom.com
In un'epoca in cui vediamo la morte ad ogni palpata di telecomando, un lungometraggio del genere risulta essere molto frivolo nel suo tentativo di farti impaurire. Più che un horror sembra una commedia sugli horror made in England. In nessun punto del film, nemmeno per scherzo, sono stati in grado di farti rizzare i peli dell'avambraccio. I quasi cinquant'anni di differenza storica si sentono e non poco, però se lo si cerca di vedere sotto un altro punto di vista il suo lavoro riesce quasi a farlo. Determinate musiche, riprese e prove attoriali si fanno apprezzare, sempre grazie a quella cortesia prettamente britannica.
In una casa di campagna inglese si susseguono una serie di grossolane storie dalle tinte horror. Una casa che non sembra aver nulla di intrigante, dalla poca cura all'interno già arredato con reperti quasi preistorici, attrae persone di una certa classe sociale: dallo scrittore in crisi all'attore pluripremiato, da un vedovo altolocato ad un agente di cambio in pensione. Tutte storie al limite dell'impensabile, dove scorre quel sangue nobile che non sporca l'arredamento.
Devo essere onesto ed affermare che negli horror con poche tinte macabre difficilmente non riesco a ridere. Non che gli horror in generale mi facciano impazzire, anzi, ecco. Non è per della spocchia da machismo, per nulla, ma per il semplice fatto che trovo il tutto altamente inconcepibile. La moglie che architetta l'uccisione del marito ed alla fine muore pure lei; il rito voodo al padre; l'attrazione verso una bambola con un marito che sciabola chi si avvicina. Se fosse stato meno pulito, meno britannico e più cattivo, avrebbe offerto un altro risultato. Probabilmente l'avrei bloccato dopo venti minuti e non avrei dormito durante le tre notti successive. Di certo non vado a vedermi un horror di Lucio Fulci, pur essendone tentato, perché non è un cinema che mi interessa. Quindi perché snobbi un prodotto che dovrebbe essere perfetto per le tue corde? Andatelo a capire, forse non è proprio il mio genere. Certo, con un'impronta del genere lascia il tempo che trova perché non compie ciò per cui era stato fatto: intimidirti. Se non fosse stato catalogato come horror l'avrei fatto passare, ma il genere conta molto e, ripeto, ha toppato (sempre con gli occhi del 2018 e non del 1971).

= tendente al -

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